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sabato 23 gennaio 2010

Babbo Natale e il carico di idiozia per gli inservienti Mediaworld (I parte)




Premessa: io odio il Natale.

Odio l'atmosfera del "siamo tutti più buoni" mentre ci si dirige dall'arrotino ad affilare i coltelli per l'anno venturo.
Odio la gentaglia per bene che va in giro con il cagnolino incappottato a comprare la quotidiana scatola di Cioppi Bau Deluxe con riso al curry e salmone delle Antille e poi, vedendo il mendicante all'angolo della strada, gli allunga una moneta da 50 centesimi ("a Natale siamo tutti più buoni"), ripulendosi la coscienza per altre cinquecentosessantasettemila scatolette.
Odio i cinepanettoni e i relativi produttori, probabilmente gli unici  per cui appoggerei una sospensione permanente della Convenzione di Ginevra.
Odio dover fare regali di Natale a gente di cui non me ne frega un cazzo, non tanto per la spesa, ma perchè ritengo che i doni andrebbero fatti col cuore, a coloro a cui tieni davvero.
Se avessi una nutrita collezione di zie, cugini, cognati e compagnia bella, odierei anche il megagigabolico cenone a cui inevitabilmente partecipa il parente più stronzo dell'intera genia, la cui unica occupazione nei restanti 364 giorni è stata trovare il modo perfetto di apparire ancora più insopportabile dell'anno precedente. Evviva la famiglia ristretta!

Oltre a tutto questo, e direi che sarebbe già sufficiente, quest'anno si è aggiunto un ennesimo fattore, ossia il colossale livello di stupidità dei commessi di Mediaworld nel periodo natalizio.


Milano. Il countdown all'orgia di auguri mi ricorda che mancano ormai pochi giorni all'Armageddon.

Grazie a dodici sedute dallo psichiatra, due settimane di corsi di "meditazione tecno-buddista", quattro bottiglie di rum raffinatamente invecchiato in botti di legno di papaya e rutto libero per tutta la durata dell'operazione, nella mia mente si è magicamente formato ciò che le forze cosmiche mi impongono essere il regalo per l'ultima persona della lista.

Un magnifico box porta-cd blu a sessanta posti.

Ovviamente, se a Milano cerchi un qualcosa che abbia lontanamente a che fare con la tecnologia, il posto dove hai buone possibilità di trovarlo è Mediaworld, la patria degli smanettoni, il paradiso degli assatanati di musica rock, il Nirvana dei fan dell'HD eccetera eccetera eccetera; con in mente queste considerazioni, mi dirigo fiducioso verso il punto vendita di dimensioni elefantiache più vicino.

Mi accorgo che non è stata una buona idea: nel suddetto negozio la sezione distaccata del CERN sta tenendo un esperimento di astrofisica, volto a ricreare le condizioni iniziali del Big Bang; lo scopo è concentrare tutti gli atomi della popolazione milanese in un solo punto, e devo dire che gli sta riuscendo abbastanza bene.

Non avendo un machete con cui farmi strada tra il groviglio di braccia, gambe e altre appendici comunque poco utilizzate, tipo la testa, arranco faticosamente fra la marmaglia, tenendomi bene a distanza dalle zone dove il pericolo è maggiore (tipo il reparto telefonini).

Non avrei bisogno di chiedere a chicchessia, visto che conosco già il luogo dove il mio oggetto del desiderio è solitamente esposto; sfortunatamente però, è rimasta unicamente la copia espositiva, senza uno straccio di scatola in cui infilarla e avviarmi fischiettando alla cassa.

Dopo venticinquemila bracciate, approdo finalmente nel mitico "punto informazioni" più vicino, quello del reparto computer e assimilati.

Dopo una serie di esperienze presso Mediaworld, ho dedotto che tali luoghi hanno una specie di effetto magnetico inverso nei confronti dei simpatici omini vestiti di rosso che ti dovrebbero guidare, mano nella mano, nel processo di acquisto: che sia Natale, Pasqua o un giorno qualunque dell'anno, quel punto sarà sempre inevitabilmente vuoto, e in caso contrario, il malcapitato inserviente che si trova a passare di lì viene subito preso d'assalto da una turba di seguaci del consumismo più estremo.

Ripetendo un mantra zen insegnatomi da un monaco buddista durante la coda al casello di Milano Certosa alle 8.30 del mattino, aspetto pazientemente l'appartizione mistica dell'incaricato, e in secundis il mio lento avanzamento nella classifica dell'"adesso serviamo".

Senza tanti giri di parole, il simpatico giovanotto mi dice che la classe merceologica del mio regalo è di competenza del reparto hi-fi. Bestemmiando in uiguro mi reco all'altro punto informazioni, utilizzando una chitarra elettrica per farmi largo tra la folla a mazzate.

Miracolosamente, nel punto hi-fi trovo non uno, ma due inservienti che chiaccherano beatamente, ignari della carneficina in svolgimento attorno a loro; alla mia supplichevole richiesta di aiuto adducono una serie di imprecisate "mansioni" da compiere e scappano via.

Di solito non me la sento di infierire sulla categoria, visto che probabilmente Mamma Mediaworld ha infilato loro una tuta rossa e con la promessa di due olive denocciolate al mese di stipendio li ha scaraventati nei suoi punti vendita senza dargli una chiara spiegazione di cosa si supponeva facessero.
Il punto di rottura, però, in questo momento è molto vicino.

A salvare in corner la situazione arriva un terzo commesso che gentilmente mi chiede di cosa abbia bisogno; mentalmente promettendo alla Madonna di accendere un cero di sei metri nel Duomo, spiego la mia richiesta.

"Certamente, controllo subito se abbiamo qualche scorta!" esclama il cortese giovanotto, armeggiando con un software che mi ricorda i tempi del mio primo computer Olivetti, quando la parola windows valeva solo come traduzione per "finestre".

"Sono rimasti 10 pezzi", risponde dopo la delicata operazione, "vado a prendertelo". Olè, penso, anche quest'anno ce la siamo cavata senza soffrire troppo.

Ovviamente parlavo troppo presto.

Tempo una dozzina di minuti, e il commesso torna con l'aria sconsolata.

"Mi.. mi dispiace, non riesco a trovarlo."

Che cosa si può rispondere ad una simile ammissione di impotenza? In quel mentre avrei voluto tirar fuori un discorso del tipo: "Gentile signore, per come si è messa la situazione, io vedo solo tre ipotesi; o il magazziniere è un cercopiteco ammaestrato e ha collocato i prodotti alla cazzo di cane, o lei (e i suoi colleghi) formate un cervello in dieci, o entrambe le cose. Ad ogni modo, che razza di utilità ha un sistema di archiviazione che indica le cose quando non ci sono?"

Ma mentre le mie labbra assumevano la posizione a stantuffo della "G", nella mia mente si è materializzato il pensiero delle due olive denocciolate; il serbatoio empatico si riempe ancora una volta, per oggi niente sfuriata.

"G....razie lo stesso." Mormoro avviandomi sconsolato verso l'uscita.


Vi risparmierò le annose fatiche fra Mondadori Megastore, Euronics e assimilati alla ricerca del magico artefatto; diciamo che a metà della giornata capisco che esiste solo un posto dove posso trovare il mio oggetto del desiderio.

Bestemmiando tra i denti prendo macchina e faccio rotta verso sud di Milano. Verso Tamarrolandia.

(Continua)

Nota a margine: questo post sarebbe dovuto essere pubblicato subito dopo Natale, ovviamente. Menate varie ne hanno impedito la scrittura fino ad ora: prendetelo come un regalo, se vi fa schifo riciclatelo pure che non lo cambio.



domenica 22 novembre 2009

Dai un calcio alla droga. E all'entusiasmo





In attesa dei misteriosi segreti del computer della Brendona, che tanto quello vero se lo sono portato via e l'unica cosa di compromettente sono i filmati di Gasparri che guarda i Teletubbies, ecco a voi una intercettazione che mostra i retroscena di un video azzeccatissimo sulla droga; nel senso che chi lo guarda si deve fare una pera per non tagliarsi le vene dalla depressione.


- E daje...
- No, nun ce pensa' proprio, lasciame stà...
- E daje, ma che te costa, dico io...
- E' che nun lo vojo fa', e basta. Me fa' sentì cojone.
- Ma nun ce pensi che faresti un opera bbona?
- Ma che te stai a di'? Nun dirmi che ce credi sur serio a 'sta minchioneria der sociale...
- Parli facile te, che nun te sei mai trovato duegentomila seguaci der Moige sotto l'ufficio...
- Ma quando t'è successo?
- Era quanno lavoravo per la televisione, e avevo messo in programmazione ir film dei du'cauboi froci sur la prima serata.
- Embè?
- Sono arrevati 'sti battajoni de scalmanati con dei crogefissi de tre metri, e hanno comincia' a spacca' tutto, li mortacci loro. E me hanno fatto recita' la parte der protagonista der film. Quello passivo.
- Famme capì, sono gli stessi che stanno a pensa' che se faccio la comparsa in tivvu e dico du' cojonate, i ggiovani la piantano de drogarsi?
- Sì.
- Nun m'importa, domani faccio finta de infortunarmi, me ne vado a Sciarm e Sceicc, e ggià che ce sono finisco ir secondo libro mio de barzellette.
- Nun hai capito. Guarda fori de la finestra.
- Ah, li mortacci, son loro, con i crogifissi! Ma nun avevi detto tre, de metri?
- Devono essere annati a un trepperdue, perchè ora so' de cinque. Comunque nun ciai scelta, lo capisci o none?
- Vabbene, ma che devo di' in questo firm, che io so' 'na capra a recita'...
- Ma devi di' quarche frasetta cojona der tipo "la droga te spegne" oppure "stanotte dì sì alla vita"...
- "Dai un carcio alla droga" po' anna' bene?
- Va bbene, va bbene, ma c'hai da dirlo anche agli amici tuoi, e metterci entusiasmo quanno lo dici, senno' se vede che nun te ne frega un cazzo.
- Occhei, ma fà allontare sti scalmanati, che alla verginità anale ce tengo, nun so se me spiego.
- Vabbene, però me raccomando, entusiasmo, eh?
- Tutto l'entusiasmo del monno, tranquillo.








lunedì 5 ottobre 2009

Femili Bencher Dei (Terza parte)




Riassunto delle puntate precedenti: Invitato a quella che sarebbe dovuta essere una giornata di selezione per lo sbarluccicoso posto di Family Banker alla Mediolanum, mi ritrovo in una situazione molto simile alla vendita di pentole su Rete Montepinerottolo. Ma dopo ore di attesa, qualcosa comincia a muoversi...


Con lo sguardo attento al cronometro per segnare quanto tempo Aziendaman avrebbe impiegato a fornire a noi poveri aspiranti Banchieri di Famiglia una qualunque informazione utile sull'offerta di lavoro (per la cronaca, sono arrivato a due ore e mezza), assisto all'ennesimo filmato di Ennio Doris che mostra come il suo conto è rapido, comodo, veloce, e se scegli l'opzione premium ti porta la colazione a letto.

Il concetto è il seguente: se tua moglie è un cesso con le ruote e vuoi farti una scopatina con la tua escort di fiducia in tangenziale, ma non hai i soldi e sono le tre di notte, sappi che ci sarà sempre, nel call center Mediolanum, uno schiavetto fatto di anfetamine che concluderà la transazione al posto tuo.


Tutto sembra andare per il meglio, quando una voce di protesta si leva nell'aere. Il novello Lenin è un ragazzo vicino alla trentina, che dice ad alta voce quello che il 90% dell'uditorio stava pensando dall'inizio della presentazione televendita.

"Cosa cazzo ce ne frega a noi del conto Mediolanum?"

Aziendaman non si scompone, e sfodera il suo miglior sorriso a trentadue denti, che mantiene anche quando il giovane piglia deciso e indignato la strada dell'uscita. Una volta richiusa la porta, mi sembra di sentire un grido soffocato dall'esterno; probabilmente è solo la mia immaginazione, ma, chissà come mai, non mi sento più così propenso ad andarmene.

Ciononostante, la rivoluzione è iniziata: inizio a prendere atto dei sacrifici che i disperati ansiosi di entrare nella grande famiglia Mediolanum hanno fatto per essere presenti al mitico evento: una madre non aveva festeggiato il compleanno del figlio, un signore aveva rimandato l'operazione a cuore aperto che aspettava da quattordici anni (complici gli amici del primario che puntualmente lo scavalcavano quando giungeva il suo turno), un ragazzo non aveva fatto a tempo a giocare la schedina del superenalotto (poi risultata vincente).

Aziendaman capisce che per rabbonire la corte dei miracoli in subbuglio deve centellinare qualche dettaglio utile: no, il colloquio avrà luogo martedì prossimo; sì, è indispensabile la partita iva; dai, sciroppatevi anche questo filmato che se fate i bravi dopo vi dico qualcos'altro.

Finito anche l'ennesimo delirante filmato, il nostro imbonitore inizia a parlare di soldi: effettivamente, a fare il Family Banker si può guadagnare un sacco, afferma convinto lui, presentando il caso del Responsabile Area Proxima Centauri e Pianeti Limitrofi che, partito da Family Banker e con dodicimila anni di lavoro alle spalle, ha maturato un bonus di uscita di centodiecimila euro.

"Un po' come se mi presento al Milan per un posto da magazziniere e mi mostrano lo stipendio di Kakà", urla un giovane seguito dall'approvazione generale.


Mi rendo conto di essere un po' confuso: come possono pensare di attirare la gente con una simile pagliacciata?

Poi mi giro. E vedo.

Vedo una tipa che sta prendendo appunti.

Appunti del tipo "Proattività" "Banca del Terzo Millennio" "Cliente = Re".

E capisco.

Capisco tutto.

Questo non è una "giornata informativa".

Questa è una giornata di selezione.

Solo che non l'avevamo capito.

Perchè solo chi riesce a trovare qualcosa di utile e di interessante in questa presentazione (tranne che farne un pezzo per un blog del piffero da 1/2 lettore al semestre. Tipo questo.) troverà sensato, logico ed entusiasmante andare avanti e ripresentarsi al prossimo colloquio.

Guardo ancora la tipa, e mi sembra di vederla, tutta fiera e contenta nel suo luccicante abito da Family Banker con la spilletta in bella vista, ad esaltarsi negli show aziendali.

Una volta erano le imprese che selezionavano i candidati. Questi hanno inventato l'autoselezione. Costo e perdite di tempo: poco più di zero.

Do un'occhiata al "questionario di autovalutazione": ci sono domande del tipo "Lei trova conveniente aprire un conto presso Banca Mediolanum?". Mi chiedo se mai mi richiamerebbero se rispondessi "No" o "Piuttosto li tengo sotto il materasso".


Siamo agli sgoccioli della presentazione. Mi rimane un unico dubbio, e mi viene chiarito mentre mi avvio verso l'uscita; una signora chiede:

"Ma quante posizioni di Family Banker cercate?"

"All'incirca cinque."

Senza contare quelli del mattino, saremo stati almeno un centinaio. Un po' come i concorsi per n. 1 posto di vigile urbano a Palermo. 

Sono le otto di sera, ho una fame da lupi, e devo trovare il modo di uscire da questa specie di borgo da Mulino Bianco.

Ma sono felice, perchè ho trovato qualcosa da scrivere sul blog.


Per la prima parte, guarda qui. 
Per la seconda parte, guarda qui.





venerdì 2 ottobre 2009

Femili Bencher Dei (Seconda parte)


Immagine presa da Wikimedia Commons.


Riassunto della prima puntata: invitato da un misterioso SMS a un colloquio per la posizione di Family Banker presso la Mediolanum, mi reco per svolgere qualche indagine antropologica. Assieme ad una variegata corte dei miracoli, affrontiamo attese interminabili e inservienti alti sei metri per entrare finalmente nella sala dove si svolgerà la presunta selezione.


Al momento di entrare nella sala, la curiosità si fa a mille: nessuno ha idea di quali possano essere i severissimi test di selezione necessari.
Io ed altri due neolaureati in legge conosciuti all'entrata discutiamo molto, ed arriviamo alla conclusione che questa è una gara di resistenza: chi sopravvive a stare in piedi sotto il sole cocente, a venire sballottato da una sala all'altra pigiato come un passeggero delle ferrovie Nord sulla tratta Como-Milano delle 8 di mattina, a trovare l'uscita dopo un fuorioso corpo a corpo con gli scimmiuti addetti alla sicurezza, ha delle buone probabilità di passare al secondo turno.

Non immaginavamo quanto fossimo vicini al vero.


Nella piccola sala conferenze, destinata al "Family Banker Day", un tizio in giacca e cravatta sta armeggiando su un laptop per proiettare le immancabili slide.
Vistici entrare, Aziendaman afferra prontamente il microfono e, scusandosi per i patimenti da noi sofferti, inizia lo show. Io ovviamente mi siedo in prima fila per non perdere questo spettacolo da tramandare alle future generazioni.

La cosa inizia a prendere una piega diversa da quella che mi immaginavo: solitamente le banche, quando selezionano personale, utilizzano dei simpaticissimi test del tipo "completa la sequenza di figure", che misurano di tutto, dalla temperatura massima di ebollizione del cervello fino al tempo che ci mette il candidato a rovesciare il tavolo e scappare urlando "Baaaasta!"; tutto tranne le capacità e l'intelligenza della persona cavia.

Qui no. Il cravattato inizia a mostrare alcuni filmati pubblicitari, in cui Ennio Doris (il capoccia supremo) fa vedere ad un cliente la sua banca; si intuisce subito lo stile minimalista: niente sportelli, niente computer, addirittura niente muri. Solo una poltrona rossa e un pavimento di sabbia. Siete pregati di entrare in ciabatte con paletta e secchiello.

Aziendaman riprende il suo discorso, mostrando uno dei fiori all'occhiello di Mediolanum: i sotterranei non sono occupati da banali e polverosi caveau, ma da luccicanti studi televisivi. Il capoccia, infatti, ogni giorno invia nel canale aziendale le sue perle di saggezza a Family Banker e sottoposti varii.

Un brivido mi scorre dietro la schiena. Non so chi abbia avuto questa trovata, ma sicuramente deve aver letto Orwell almeno un centinaio di volte.

Ci viene fornito immediatamente un esempio pratico in occasione di un evento di portata eccezionale: l'attacco alle Torri Gemelle.
Il capoccia, dopo le dovute frasi di condoglianza, incita i suoi a non far scappare i clienti, con una motivazione degna del miglior esperto di marketing: se tu non vendi, il prezzo non scenderà troppo e perciò tu farai anche un'opera buona per gli altri! Altrochè le offerte a Medici Senza Frontiere!


In questa orgia di filmati pubblicitari che decantano le lodi di Mediolanum, con cui puoi ordinare un bonifico mentre caghi nel cesso e comprare ventimila euro di bond spazzatura mentre voli sull'ottovolante, uno in particolare attira la mia attenzione: l'onnipresente Ennio Doris, dopo aver ricoperto di elogi il suo modo di fare banca, arriva alle motivazioni che portano lui e i suoi uomini a promuovere il loro meraviglioso conto corrente.

Tali motivazioni non sono, come avrei immaginato in un primo momento, la ricerca del profitto, la villona al mare o il Porscherino. Molto di più: il (testuale) "dovere morale" di portare a tutti gli italiani un conto corrente così conveniente, comodo e facile.

Realizzo immediatamente che l'era delle ideologie è morta e sepolta; nel XX secolo si lottava, si accumulavano bombe nucleari, si organizzavano rivoluzioni e contro-rivoluzioni per diffondere nel mondo il proprio sistema, fosse esso comunista, capitalista o fancazzista. C'erano persone disposte a morire per conseguire quello che ritenevano un dovere morale (poche, a dire il vero), c'erano altre disposte ad uccidere (in discreta quantità) e altre ancora disposte a mandare altri a uccidere e morire (una paccata). Diffondere o imporre la propria ideologia corrispondeva, per queste persone, con il miglioramento della società.

Ora il massimo dovere morale è rappresentato da un conto corrente. E abbiamo ancora le atomiche su per il culo.

(FINE SECONDA PARTE)


Se dopo la lettura sei sull'orlo del suicidio, continua a leggere qui per avere la pace. Eterna.

Per la prima parte, guarda qui.




giovedì 1 ottobre 2009

Femili Bencher Dei (Prima parte)


Ovviamente la vignetta non poteva essere mia, ma di Ignazio Piscitelli su Millevignette.



Ultimamente sto ricevendo e rispondendo a molte offerte di lavoro. Solitamente il metodo di aggancio dell'azienda tipo è costituito dal connubio telefonata+mail, in tono formale ma cortese, del genere: "Gentile Dottor Pincopallo, gradiremmo avere un colloquio per lei per verificare se è abbastanza alla canna del gas per accettare uno stage pallosissimo, pagato male e senza alcuna possibilità di assunzione.".

In uno di questi giorni mi arriva un messaggino sul cellulare. Sulle prime penso sia uno della mia compagnia di poker che ha finalmente trovato il pollo da spennare; poi guardo meglio il messaggio e con mio sommo stupore leggo: "Buongiorno,Banca Mediolanum le ha inviato un E-Mail con una proposta lavorativa. Se interessato risponda a blablabla@bancamediolanum.it Cordialità".

Le nuove tecnologie sono meravigliose: perchè tediarsi a parlare per più di due minuti con lo sfigato di turno, quando in tre secondi puoi liberartene con un "Invia a tutti"?

Leggendo l'email, mi rendo conto di essere finito fra gli eletti degni di entrare a far parte della grande squadra dei Family Banker, che, per chi non lo sapesse, è solamente una roboante denominazione di uno sfigato il cui compito è quello di truffare la gente ancora più sfigata di lui, rifilando loro fondi di investimento composti da bond argentini, azioni Parmalat e derivati legati ai subprime del mercato immobiliare statunitense. Nell'email mi si ricorda anche che è "raccomandato" un abbigliamento formale; evidentemente temono che qualcuno si presenti in tuta da ginnastica.

In ogni caso, è una occasione più che unica non solo per farmi quattro risate, ma anche per effettuare un ennesimo studio antropologico sui simpatici esseri che lavorano (o aspirano di lavorare) presso Mediolanum.


Arrivato al fatidico giorno, dopo aver bestemmiato come un turco per arrivare in quel postaccio infame circondato dal nulla e dalle zanzare che prende il nome di Milano 3, mi reco nella sede della Banca, e osservo una quintalata di aspiranti Family Banker tenuti a stento a bada da un tipetto della sechiuriti che, al suono di "qui c'è gente che lavora", controlla che tutti cruogiolino bene al sole fino a cottura avvenuta.

L'enorme quantità di candidati è compensata dalla qualità: c'è chi si è fatto accompagnare dalla mamma, chi dal fidanzato (generalmente un essere tatuato che si aggira sui duecento chili), chi ha cercato posto all'Esselunga ma niente da fare, chi presumibilmente si è laureato nella terza guerra d'indipendenza e così via.
I casi sono due: o la crisi è veramente grave, o la selezione non è esattamente rigorosa.

Faccio conoscenza con due neolaureati in legge, che stanno sperimentando il meraviglioso mercato del lavoro italiano.
Il primo lavora come stagista, per duecento euro al mese, in uno studio legale, e sta pensando di migliorare la sua condizione patrimoniale andando a raccogliere pomodori in Puglia assieme agli immigrati clandestini.
Il secondo se la sta giocando con un santone indiano per il Guinness dei Primati di digiuno, visto che l'avvocato per cui lavora è Zio Paperone in incognito e con il rimborso che gli passa per il pranzo può al massimo raccogliere le briciole dei panini degli altri avventori sui tavoli del bar.

Quando finalmente la direzione pensa che abbiamo sofferto abbastanza, ci fa entrare a dieci alla volta. Scopriremo poi che il motivo era che la sala in cui avremmo dovuto soggiornare era occupata da dei tizi che discutevano di come beccarsi i capitali tornati in Italia grazie allo scudo fiscale.

Entrato finalmente dentro, osservo un mirabolante cartellone a forma di cerchio, con i colori della bandiera italiana sullo sfondo, in cui c'è scritto "Noi siamo di Banca Mediolanum". E' il patriottismo 2.0, bellezza.

Facciamo la fila come vitelli al banco della reception per dare il nostro nome; al suddetto banco sta (come io e i due laureati in legge lo abbiamo soprannominato) Brutus, un incrocio fra il mostro di Frankenstein e Ivan Drago. Evidentemente la notevole prestanza fisica è stata ottenuta a scapito di quella intellettuale, visto che le uniche parole grugniti che Brutus riesce a pronunciare sono "si accomodi sul divano".

Non è necessario specificare che i due posti disponibili del divano erano già stati occupati un paio di ere geologiche fa.

Sempre seguiti dallo sguardo attento di Brutus, scendiamo in una specie di scantinato; l'impressione è che vogliano testare quante persone possono stare in una stanza di cinque metri per cinque senza morire asfissiate. Dopo aver compilato uno stupido modulo anagrafico (ovviamente non sull'unico tavolo, già occupato da una ottantina di persone, ma sul muro, sulla schiena del compagno o sull'asse del cesso del bagno adiacente) possiamo finalmente entrare nell'agognata meta, la stanza dove si svolgerà la selezione vera e propria.

E, da quel momento, nulla sarà più come prima.

(FINE PRIMA PARTE)


Continua a farti del male qui.



venerdì 27 febbraio 2009

Non sono l'unico a interessarsi di sociologia...

... anche Faina Incazzosa mostra un certo interesse per quei buffi esemplari di esseri umani che popolano il nostro pianeta.
Fino ad ora, avevo sempre evitato di addentrarmi nel mondo delle teenagers in crisi di identità con i loro avatar fatosi e sbarluccicosi nei forum e i siti su myspace con sfondi iperluminosi che procurano una crisi epilettica istantanea (i produttori di carbamazepina ringraziano), per la sola ragione che il linguaggio usato dai soggetti è talmente 1nKa$1nt0 Ke C1 v0rR3Bb3 1 nU0vA $73l3 d R0$e77A X 1 TrADuzi1.

Faina Incazzosa, girando nei melensi meandri dei forum dedicati a Twilight (spero tu abbia preso la dose di insulina, oggi), ha redatto un mirabile post di studio sbeffeggio degli esemplari in questione. Buona lettura.




venerdì 20 febbraio 2009

Diversamente tolleranti

Tutto è nato da qui, da un commento di ilcaimano, che scrive (grassetti miei):
Fini parla bene perchè nè lui nè la sua famiglia sono mai stati toccati. Lo vada a raccontare alle vittime dei furti, delle violenze, degli stupri, a chi ha i figli condannati dalla droga che ora è quasi esclusiva degli extra - comunitari. Non sono razzista ma nemmeno buonista. Certo ci sono immigrati bravi e meritevoli ma quanti sono ?? Inviterei Fini ad usare maggiore riflessione prima di fare certe affermazioni

Non sono razzisti, porelli: quella è una espressione arcaica. D'altronde, se al giorno d'oggi i disabili sono diversamente abili, lo spazzino si è trasformato in operatore ecologico e il sordomuto si è ritrovato sordo preverbale, anche gli iscritti alla Lega con un cervello grande quanto un ditale non sono più razzisti. Sono diversamente tolleranti, ecco.

Ho pensato quindi di dedicare la quarta puntata del corso di antropologia culturale spicciola a questo interessantissimo fenomeno, tramite esempi pratici.
No, non credo più al motto "una risata li seppellirà": sono già sepolti fino al collo dalla cacca, e sembra si trovino molto bene.

Su Yahoo answers, ad esempio, l'utente *Spongebob Squarepants* abbraccia la filosofia sindacale; di conseguenza la sua scatola cranica ed il relativo contenuto si prendono una vacanza e il mirabile risultato è questo:

scusate io non sono di animo razzista..però ogni tanto quando guardo il tg capita spesso di sentire: 1400 emigrati dall'africa sbarcati in Sicilia.. li in quei casi mi incavolo... cioè nello stato non ci sono mai soldi (così i vogliono far credere perchè i politici ne prendono di soldi) però hanno sempre i soldi perle [sic] case popolari dove metterli.... così poi non saranno 1400 ma 2800 ecc ecc.... per piacere dite la vostra! io non sono razzista però a sto punto mi salgono i nervi!!


La "migliore risposta" è di Pαтяι¢кSтєℓℓα*IℓCιρσℓℓσкDσмιηα, che ora è ricoverata per esaurimento nervoso dopo aver impiegato tremilacinquecento ore consecutive per comporre il suo nick:

anke a me dà fastidio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e poi questi 2800 vengono a stuprare i nostri amici.... bhà...a tutto c'è un limite

2800... tutti assieme? A questi Rocco Siffredi e relative orgie fanno un baffo!

The rocker parla delle sue esperienze relazionali con questi strani esseri che prendono il nome di "stranieri", "extracomunitari", ma più comunemente "sporchi negri":

non sono razzista , però se guardi nel complesso degli immigrati , la mia opinione non è positiva , e mi dispiace perchè ho dei vicini del senegal che sono qui da 6 anni e sono civilizzati e molto gentili..

Pensa un po', the rocker, sono civilizzati! Che sorpresa sarà stata per te scoprire che non hanno l'anello al naso e non hanno tentato di bollirti vivo nel pentolone!

Passiamo ad altro. Il disegnatore Fabiano Ambu (recentemente approdato su Dampyr! Ancora congratulazioni!) ha raccontato nel suo blog un caso di quasi rischio di stupro; per non essere da meno, io riporto un caso di quasi rischio di rapimento, ovviamente perpetrato dai perfidissimi zingari. lastregadellovest racconta la traggica esperienza:

avevo circa 5-6 anni
nella palazzina dove stanno i miei genitori siamo tutti parenti...
quel giorno mia madre mi chiese di scendere giù da mia zia che si trovava al piano terra... trovai il portone aperto e li davanti c'era una zingara con in braccio il suo bambino...lì per lì ebbi paura... ma questa mi guardava fissa negli occhi e poi con la mano mi faceva segno di venire...io avanzavo verso di lei senza paura! appena mi tese la mano, mi venne mia madre in visione che mi diceva :"non ti allontanare senn ti portano via gli zingari!" (era una frase che mi diceva sempre per non allontanarmi da lei e meno mele!!) e cominciai ad urlare e scappare su per le scale spaventata! lo ricordo con grande angoscia!


Da quel giorno lastregadellovest non si avvicinò più agli zingari e, soprattutto, smise di farsi le canne. Continua a dire "pussa via, rom di merda", ma almeno non ha più le visioni.

Una dettagliata ricostruzione degli eventi ha permesso di fornire un accurato identikit (immediatamente trasmesso alla sede locale di Forza Nuova) della colpevole:



Eliseo rincara la dose su Onemoreblog (in un commento che parlava di Giovanardi e Craxi, peraltro):

Amici:
Piano con le confidenze.
come dice il Santo Padre, bisogna difendere le radici cristiane dell'europa.
Già che ci siamo, difendiamo anche la lingua italiana: Europa si scrive maiuscolo.
Io non sono razzista, pero' e' ora di smetterla con questi immigrati che vengono qui a inbrattare [sic] le nostre citta' e a diffondere valori non cristiani.
Evidentemente fra i valori cristiani la conoscenza dell'italiano non è inclusa.
Oltretutto, a volte ci rubano anche le nostre donne. Ad esempio, ero fidanzato con la Paola, ci ho detto sposiamoci, ho il posto fisso, mettiamo su famiglia. Ma invece lei mi ha lasciato per un africano tunisino, Jusef, che non parla manco l'italiano.
Meno male che tu sei l'Accademico della Crusca. Jusef non parlerà l'italiano, ma deve essere di certo meno pirla di te.
Quando l'ho confrontato gentilmente,
Spero che "gentilmente" nel tuo vocabolario non significhi "con una mazza chiodata e il mio pitbull pronto a mordergli i coglioni".
dicendogli che ci sono tante africane qui per lui, lui quasi mi menava.
Ma vi sembra...io non vado in africa a prenderci le sue donne.
Come dici? Non vai in Africa? Ah, ho capito! Vai in tangenziale!
se ognuno stasse [sic] a casa sua, tutto sarebbe piu' ordinato
Non prendere l'auto domani, c'è il corteo funebre per il congiuntivo.

Eliseo, carissimo, ti assicuro che nemmeno le modelle che vedo qui a Milano parlano l'italiano, ma la cosa non mi fa nè caldo nè freddo. Il fatto che non mi caghino di striscio sì.

Un anonimo di Treviso commenta su un quotidiano locale le scritte anti-moschea comparse sulle saracinesche:
Se gli extracomunitari pregassero a casa loro non ci sarebbero tutti questi casini. D'altronde la fede è una cosa che risiede dentro di noi..perchè voler ottenere un luogo dove ritrovarsi per professare un'altra religione in uno stato cattolico??
Che pretese che hanno questi sporchi islamici, eh? Non lo sanno che l'Italia è il giardino parco giochi del Papa?
Vuol proprio dire girare il coltello nella piaga..già vengono qui in Italia e li vedi ogni giorno girare per il centro ad addocchiare noi ragazze (invece di andare a lavorare)
Guarda meglio: non sono arabi, sono i tamarri locali reduci dalla duecentesima seduta di lampada.
E pretendono anche di avere un luogo per professare la loro religione?! Qua ci stiamo facendo mettere i piedi in testa da gente che vuole comandare nel NOSTRO PAESE!Ma vi rendete conto? E' vero,non bisogna fare l'erba tutta d'un fascio perchè conosco anche extracomunitari che lavorano,studiano,hanno famiglia...ma quanti??Ben pochi!
Io non sono razzista ma a furia di vedere tutte queste ingiustizie lo sono diventata! E quindi via tutti,basta.
E già che ci siamo, via anche te.




venerdì 13 febbraio 2009

Presidenza c(i)eca






Quando eravamo all'asilo, c'era un Capo. Il Capo era il bambino che, non mi ricordo se fosse perchè aveva le scarpe più belle (non credo, il nostro era un asilo proletario) o perchè faceva fare più strada alle macchinine Bburago, aveva l'ultima parola su questioni di vitale importanza per un gruppo di bambini dai 3 ai 6 anni, ossia chi era quello che doveva fare la conta a nascondino, chi doveva fare la guardia a "guardie e ladri" nonchè, in caso di dispute, i turni di utilizzo dei cuscinoni nel salone giochi e degli pneumatici del giardino.
Essendo un Capo, ma non un Ducetto o un Berluschino, si comportava in maniera corretta, almeno secondo la nostra percezione, e perciò defenestrazioni di Praga non ce ne furono mai.

Un giorno però, il Capo prese l'influenza e se ne stette a casa per qualche giorno, lasciandoci leggermente perplessi su come portare avanti la baracca.

Il sottoscritto non aveva un particolare carisma sugli altri bimbi (cioè: non ce l'aveva affatto), soprattutto in quanto il Capo, che evidentemente aveva visto Full Metal Jacket nonostante la giovane età, aveva fatto suo il motto "Qui vige l'uguaglianza, non conta un cazzo nessuno". Il sottoscritto, tuttavia, aveva dalla sua un altro motto "La conoscenza è potere", ed essendo l'unico del gruppo (Capo compreso) che sapesse leggere decentemente i libricini a disposizione nella nostra classe, decise che era arrivato il momento di sfruttare l'occasione.

Il sottoscritto, tuttavia, intriso di ideologia com'era (d'altronde il Muro non era ancora crollato), invece di approfittare del momento favorevole per farsi costruire un monumento in suo onore con i copertoni del giardino, si era messo in testa di democraticizzare la figura del Capo, decretando che da quel giorno un bambino diverso avrebbe ricoperto tale importante ruolo. Il fervore democratico gli impedì pure di pensare che, almeno, il primo giorno poteva essere lui a fare il Capo, che invece fu un altro bambino estratto a sorte.

Ovviamente quando il vero Capo tornò e seppe della situazione, la Legge del Sergente Hartman tornò rigorosamente in vigore senza troppi strepiti e il nostro gruppo passò senza sparare un colpo dalla Repubblica Romana al Dispotismo Illuminato a cui eravamo abituati.


L'episodio mi è venuto in mente, non so come, leggendo le imprese della Presidenza di turno dell'Unione Europea, passata dalla Francia alla Repubblica Ceca, che è un po' come affidare la guida di un aereo prima a Manfred von Richthofen e poi a Jet McQuack.

Benchè pensi tuttora che Silvio sia imbattibile come gaffeur, devo ammettere che il Vice-Presidente americano Joe Biden e la Presidenza Ceca cominciano a fargli concorrenza.

All'inizio della presidenza, il vice premier con delega alla Ue Alexander Vondra aveva affermato: "Ci stiamo preparando da almeno tre anni, e prevediamo una presidenza senza intoppi", affermazione al seguito della quale tutti i presenti cercarono precipitosamente i propri "gioielli di famiglia" (se uomini) o un qualsiasi oggetto metallico (se donne).

Primo episodio: Guerra a Gaza, nessuno sa che cazzo combinare, il Messia Obama non è ancora sullo scranno della Presidenza, tutti i paesi europei pesano le parole con il bilancino (tranne l'Italia, che è stata zitta tutto il tempo perchè non sapeva che cazzo dire); la linea comune fino al giorno prima (presidenza francese) era del tipo "Avrete pure ragione, ma adesso state bboni".
Giorno 1: La Presidenza ceca spara "noi percepiamo questa mossa di Israele come difensiva, e non come un'azione offensiva"; putiferio generale, visto che la linea della Presidenza era, fino al giorno prima, completamente diversa. Solo gli Italiani, evidentemente in quanto abbondantemente abituati alla Silvio Politik, non fecero una piega.
Giorno 2: I cechi correggono il tiro: "L'indiscutibile diritto di uno Stato a difendersi non autorizza azioni che colpiscono largamente dei civili. Chiediamo un cessate il fuoco."
Giorno 3: "Il popolo palestinese ha diritto alla libertà e all'indipendenza dal giogo sionista"
Giorno 4: Ministri della rappresentanza ceca sono stati visti in una manifestazione dei centri sociali a Milano mentre bruciavano bandiere israeliane.

Secondo episodio: La Presidenza ceca fa confusione e cita Putin come "Presidente della Russia". Non vedo l'ora che parlino di Benedetto XVI come "Presidente del Consiglio".

Terzo episodio: Nel tentativo di battere un record e mettere per una volta tutti d'accordo gli altri 26 paesi membri sulla politica estera, i cechi hanno allestito una istallazione artistica, nella sede del Consiglio dei Ministri UE, che prende simpaticamente in giro gli stati europei: l'Italia con gli omini con due palloni da calcio al posto dei testicoli, la Spagna con dei missili puntati verso i Paesi Baschi, la Bulgaria disseminata di cessi alla turca, la Svezia con casette Ikea, l'Austria cosparsa di centrali nuclari e così via.
L'obiettivo è stato perfettamente raggiunto: la dichiarazione congiunta di guerra dei 26 paesi UE alla Repubblica Ceca è stata spedita e quando arriverà a destinazione saranno cazzi per tutti. Fortunatamente per la pace del continente, la missiva è stata spedita tramite Poste Italiane, per mezzo di un veivolo postale targato Alitalia.

Quarto episodio: La definizione di "paese arabo" alla Turchia all'apparenza non dovrebbe comportare grossi incidenti; per farvene un'idea, provate a chiamare un rumeno "Rom", o dare del "Terrone" a un leghista o, peggio ancora, dare del Barese a un Leccese e viceversa. Sperando, nell'ultimo caso, che la vostra assicurazione sulla vita frutti bene.

Quinto e per ora ultimo: Il ministro degli esteri ceco, il principe Karel Schwarzenberg, ha dato la sua definizione personale di funzionario diplomatico. "I diplomatici per i loro negoziati non si possono scegliere il partner e sono costretti ad assumere la posizione che vuole il partner", ossia come le puttane, come si è preoccupato di precisare in seguito. Non appena ebbe pronunciato tali parole, il silenzio glaciale della sala fu interrotto da una incontrollabile risata: era di Berlusconi.


Ecco perchè questa storia della presidenza di turno mi ricorda un poco il mio tentativo di fare il Capo un po' per uno, con due importanti differenze: La Presidenza Europea non è esattamente il cortile di un asilo e, soprattutto, non c'è un vero Capo con l'influenza che al suo ritorno metterà a posto tutto quanto.


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Scusa se non ti ringrazio, ma oggi ho mangiato pesante.


Puoi votare i miei deliri anche in questa pagina.




giovedì 5 febbraio 2009

Sorridi, sei su scherzi a parte! O no?

Se non si trattasse di persone in carne ed ossa, legalmente dichiarate capaci di intendere e di volere nonchè distanti poche centinaia di chilometri da casa mia, mi verrebbe da ridere.

Vorrà dire che rideranno gli archeologi, quando fra due milioni di anni ritroveranno questi filmati; io mi limito a diffonderli come materiale di studio per i sociologi.

Disclaimer: immagini forti, impressionabili e mangiapreti si astengano.

Dio è con noi!



Legge Basaglia



e ora, come ha chiesto un padre, silenzio.