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sabato 23 gennaio 2010

Babbo Natale e il carico di idiozia per gli inservienti Mediaworld (I parte)




Premessa: io odio il Natale.

Odio l'atmosfera del "siamo tutti più buoni" mentre ci si dirige dall'arrotino ad affilare i coltelli per l'anno venturo.
Odio la gentaglia per bene che va in giro con il cagnolino incappottato a comprare la quotidiana scatola di Cioppi Bau Deluxe con riso al curry e salmone delle Antille e poi, vedendo il mendicante all'angolo della strada, gli allunga una moneta da 50 centesimi ("a Natale siamo tutti più buoni"), ripulendosi la coscienza per altre cinquecentosessantasettemila scatolette.
Odio i cinepanettoni e i relativi produttori, probabilmente gli unici  per cui appoggerei una sospensione permanente della Convenzione di Ginevra.
Odio dover fare regali di Natale a gente di cui non me ne frega un cazzo, non tanto per la spesa, ma perchè ritengo che i doni andrebbero fatti col cuore, a coloro a cui tieni davvero.
Se avessi una nutrita collezione di zie, cugini, cognati e compagnia bella, odierei anche il megagigabolico cenone a cui inevitabilmente partecipa il parente più stronzo dell'intera genia, la cui unica occupazione nei restanti 364 giorni è stata trovare il modo perfetto di apparire ancora più insopportabile dell'anno precedente. Evviva la famiglia ristretta!

Oltre a tutto questo, e direi che sarebbe già sufficiente, quest'anno si è aggiunto un ennesimo fattore, ossia il colossale livello di stupidità dei commessi di Mediaworld nel periodo natalizio.


Milano. Il countdown all'orgia di auguri mi ricorda che mancano ormai pochi giorni all'Armageddon.

Grazie a dodici sedute dallo psichiatra, due settimane di corsi di "meditazione tecno-buddista", quattro bottiglie di rum raffinatamente invecchiato in botti di legno di papaya e rutto libero per tutta la durata dell'operazione, nella mia mente si è magicamente formato ciò che le forze cosmiche mi impongono essere il regalo per l'ultima persona della lista.

Un magnifico box porta-cd blu a sessanta posti.

Ovviamente, se a Milano cerchi un qualcosa che abbia lontanamente a che fare con la tecnologia, il posto dove hai buone possibilità di trovarlo è Mediaworld, la patria degli smanettoni, il paradiso degli assatanati di musica rock, il Nirvana dei fan dell'HD eccetera eccetera eccetera; con in mente queste considerazioni, mi dirigo fiducioso verso il punto vendita di dimensioni elefantiache più vicino.

Mi accorgo che non è stata una buona idea: nel suddetto negozio la sezione distaccata del CERN sta tenendo un esperimento di astrofisica, volto a ricreare le condizioni iniziali del Big Bang; lo scopo è concentrare tutti gli atomi della popolazione milanese in un solo punto, e devo dire che gli sta riuscendo abbastanza bene.

Non avendo un machete con cui farmi strada tra il groviglio di braccia, gambe e altre appendici comunque poco utilizzate, tipo la testa, arranco faticosamente fra la marmaglia, tenendomi bene a distanza dalle zone dove il pericolo è maggiore (tipo il reparto telefonini).

Non avrei bisogno di chiedere a chicchessia, visto che conosco già il luogo dove il mio oggetto del desiderio è solitamente esposto; sfortunatamente però, è rimasta unicamente la copia espositiva, senza uno straccio di scatola in cui infilarla e avviarmi fischiettando alla cassa.

Dopo venticinquemila bracciate, approdo finalmente nel mitico "punto informazioni" più vicino, quello del reparto computer e assimilati.

Dopo una serie di esperienze presso Mediaworld, ho dedotto che tali luoghi hanno una specie di effetto magnetico inverso nei confronti dei simpatici omini vestiti di rosso che ti dovrebbero guidare, mano nella mano, nel processo di acquisto: che sia Natale, Pasqua o un giorno qualunque dell'anno, quel punto sarà sempre inevitabilmente vuoto, e in caso contrario, il malcapitato inserviente che si trova a passare di lì viene subito preso d'assalto da una turba di seguaci del consumismo più estremo.

Ripetendo un mantra zen insegnatomi da un monaco buddista durante la coda al casello di Milano Certosa alle 8.30 del mattino, aspetto pazientemente l'appartizione mistica dell'incaricato, e in secundis il mio lento avanzamento nella classifica dell'"adesso serviamo".

Senza tanti giri di parole, il simpatico giovanotto mi dice che la classe merceologica del mio regalo è di competenza del reparto hi-fi. Bestemmiando in uiguro mi reco all'altro punto informazioni, utilizzando una chitarra elettrica per farmi largo tra la folla a mazzate.

Miracolosamente, nel punto hi-fi trovo non uno, ma due inservienti che chiaccherano beatamente, ignari della carneficina in svolgimento attorno a loro; alla mia supplichevole richiesta di aiuto adducono una serie di imprecisate "mansioni" da compiere e scappano via.

Di solito non me la sento di infierire sulla categoria, visto che probabilmente Mamma Mediaworld ha infilato loro una tuta rossa e con la promessa di due olive denocciolate al mese di stipendio li ha scaraventati nei suoi punti vendita senza dargli una chiara spiegazione di cosa si supponeva facessero.
Il punto di rottura, però, in questo momento è molto vicino.

A salvare in corner la situazione arriva un terzo commesso che gentilmente mi chiede di cosa abbia bisogno; mentalmente promettendo alla Madonna di accendere un cero di sei metri nel Duomo, spiego la mia richiesta.

"Certamente, controllo subito se abbiamo qualche scorta!" esclama il cortese giovanotto, armeggiando con un software che mi ricorda i tempi del mio primo computer Olivetti, quando la parola windows valeva solo come traduzione per "finestre".

"Sono rimasti 10 pezzi", risponde dopo la delicata operazione, "vado a prendertelo". Olè, penso, anche quest'anno ce la siamo cavata senza soffrire troppo.

Ovviamente parlavo troppo presto.

Tempo una dozzina di minuti, e il commesso torna con l'aria sconsolata.

"Mi.. mi dispiace, non riesco a trovarlo."

Che cosa si può rispondere ad una simile ammissione di impotenza? In quel mentre avrei voluto tirar fuori un discorso del tipo: "Gentile signore, per come si è messa la situazione, io vedo solo tre ipotesi; o il magazziniere è un cercopiteco ammaestrato e ha collocato i prodotti alla cazzo di cane, o lei (e i suoi colleghi) formate un cervello in dieci, o entrambe le cose. Ad ogni modo, che razza di utilità ha un sistema di archiviazione che indica le cose quando non ci sono?"

Ma mentre le mie labbra assumevano la posizione a stantuffo della "G", nella mia mente si è materializzato il pensiero delle due olive denocciolate; il serbatoio empatico si riempe ancora una volta, per oggi niente sfuriata.

"G....razie lo stesso." Mormoro avviandomi sconsolato verso l'uscita.


Vi risparmierò le annose fatiche fra Mondadori Megastore, Euronics e assimilati alla ricerca del magico artefatto; diciamo che a metà della giornata capisco che esiste solo un posto dove posso trovare il mio oggetto del desiderio.

Bestemmiando tra i denti prendo macchina e faccio rotta verso sud di Milano. Verso Tamarrolandia.

(Continua)

Nota a margine: questo post sarebbe dovuto essere pubblicato subito dopo Natale, ovviamente. Menate varie ne hanno impedito la scrittura fino ad ora: prendetelo come un regalo, se vi fa schifo riciclatelo pure che non lo cambio.



sabato 31 ottobre 2009

Democrazia Del Basso



(Questa è la Del Basso. La protuberanza a sinistra si chiama Demo, quella a destra Crazia)


Ciclicamente capita di osservare che all'interno di una comunità sociale vada di moda un particolare oggetto o canzone, che puntualmente dopo pochi anni finisce nel tritarifiuti per fare spazio alla prossima geniale trovata dell'esperto di marketing di turno: ieri i bambini giocavano con quello sgorbio giallo dei Pokemon che ha creato una intera generazione di idioti saltellanti al suono di pika-pikaciù, oggi vanno di moda i Gormiti (il tizio che ha inventato il fantastico nome si trova nella sala torture della Giochi Preziosi); ieri i discotecari morti di figa si facevano di ecstasy al suono di Asereje, oggi non lo so, ma deve fare parecchio schifo lo stesso, visto che le mie casse si sono liquefatte alle prime due note.

Il fenomeno non poteva ovviamente restare limitato a mocciosi e tamarri da discoteca, perciò si è esteso a tutta la popolazione, e quel che è peggio, si è esteso a quegli ambiti che occupano una importanza fondamentale nella società, come la politica, la cultura e la gnocca.

Invece di parlare del terzo argomento (dai, oggidì tutti sanno cos'è Youporn), preferisco ripiegare sulla nuova moda sociopolitica che sta spopolando in questi ultimi anni: la Democrazia Del Basso.

(Sì, forse Youporn era più interessante, ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro, e inoltre il Nuovo Ordine Mondiale mi paga per questo.)

La Democrazia Del Basso è chiaramente ispirata dalla pettoruta partecipante al Grande Fratello, ma per problemi di copyright gli ideatori ne cambiarono il nome in Democrazia dal basso; i forzaitalioti pensarono fosse un omaggio a Silvio (anche se stigmatizzarono l'allusione all'altezza), tutti gli altri ritennero, a torto o a ragione, che fosse un'allusione a quella parte anatomica femminile che si trova sotto l'ombelico (no, non sono le ginocchia). 

Il vero Democratico Del Basso (DDB d'ora in poi), ha le idee molto chiare sulla società, che riassume in pochi, semplici punti:

1) L'unico politico buono è quello morto. Alcuni psicologi si sono basati su dati statistici per asserire che tale affermazione si basa su una latente sindrome di necrofilia.

2) Chiunque è in grado di fare qualsiasi cosa, da gestire la centrale nucleare piazzata sotto il culo che rischia di fare bum ogni due nanosecondi, a risolvere l'equazione a diciottomila incognite che ha fatto regredire i matematici che hanno tentato di risolverla al rango di uno scimpanzè.
Basta non essere condannati in via definitiva.

Il DDB non si riunisce in un luogo fisico, ma su internet; questo perchè la rete è libera e perchè affittare una sede puzza troppo di politica; in realtà i soldi per la sezione erano già stati raccolti, ma sono stati tutti spesi nella grande sbronza organizzata per festeggiarne l'apertura.

Come in ogni movimento organizzato che si rispetti, i DDB sono suddivisi in una scala gerarchica, ma che è comprensibile solo agli adepti: ogni DDB infatti ha l'obbligo di tenere un blog, e i gradi corrispondono ai bannerini presenti nella barra laterale. Un DDB con il solo banner del free blogger è probabilmente un soldato semplice; chi ha anche il "salva il tuo conto corrente che hai dimenticato persino che esista e che la banca si sta mangiando a poco a poco dallo stato" e il "non paghiamo il canone rai e il conto del calzolaio" è probabilmente un sergente maggiore o un capitano; chi azzarda anche il "salviamo le foche monache dall'uomo cattivo e puzzone" è senza dubbio una della Guide Spirituali della comunità.

Per il resto, generalmente i blog degli adepti funzionano da cassa di risonanza del pensiero della Guida Suprema: la velina di saggezza quotidiana va copiata e incollata, mentre i commenti che non si limitino a "grandissimo!", "perfettamente d'accordo" o "faje il culo" sono riservati ai DDB di rango più elevato, che possono anche pubblicare altri post che siano in armonia con il pensiero della Guida Suprema.

I DDB sono molto conosciuti all'interno della rete. I moderatori di forum e siti di opinione provano un sacro terrore alla loro vista, in quanto sanno che se sono in pausa pranzo e non fanno a tempo ad approvare i loro commenti entro due picosecondi dalla loro stesura, nel giro di un minuto verranno sommersi da quattrocentododicimila e-mail di protesta che gridano alla censura (più qualche migliaio di chiamate telefoniche sul cellulare, complice un DDB che ha scovato chissà dove il loro numero).  La situazione si risolve di solito nell'arco delle 72 ore, quando finalmente, destreggiandosi tra telefonate minatorie e e-mail di insulti, riescono ad approvare tutti i commenti rimasti in coda. A quel punto, i DDB segnano un punto a loro favore sul tabellone e si abbandonano ad entusiastiche esclamazioni al suono di "la rete trionfa!".

Essendo i blog dei DDB formalmente pubblici, è possibile che per argomenti di interesse generale (vedi caso Biowashball) qualche utente esterno osi esprimere un commento di approvazione non sufficientemente entusiastico, se non apertamente critico. Poichè il DDB è stato soggetto ad una operazione che gli impedisce di interiorizzare il concetto di "critica motivata", il suddetto esterno viene bollato come (in ordine di gravità):

- Agente venusiano in incognito con il compito di soggiogare tutti i terrestri e trasformare il nostro azzurro pianeta in una miniera di sale a cielo aperto.
- Commentatore prezzolato afferente a una delle seguenti istituzioni (a seconda del contesto): Nuovo Ordine Mondiale, CIA, FBI, multinazionali, partiti politici, Chiesa, Mediaset, RAI e circolo bocciofilo di Carugate Sotto.
- Asservito ai partiti, di qualunque tipo, genere e specie. Rientra in questa categoria chiunque abbia espresso il proprio voto negli ultimi vent'anni (fosse anche l'assemblea di condominio) e non abbia rotto i coglioni agli scrutatori chiedendo che fosse messo a verbale l'annullamento della scheda a mo' di protesta.
- Rimbambito da visione di, nell'ordine: TG di regime, Porta a Porta, Grande Fratello, Buona Domenica. Segue l'immancabile invito a "spegnere la tv" e a "informarsi" (allegando di solito quindicimila link al sito della Guida Suprema).

In ogni caso, a prescindere dall'argomento del post, ogni commentatore non estremamente critico nei confronti delle istituzioni (consiglio di zona compreso) viene bollato in una di queste categorie.

L'invettiva contro il bersaglio di turno viene rincarata dallo sbeffeggio, frutto degli anni di frequentazione dell'asilo e, in età adulta, della visione del Bagaglino: un politico/rappresentante delle istituzioni/intellettuale di due metri e venti in carrozzina sarà ribattezzato rotopertica; uno basso che fuma sei pacchetti di Marlboro al giorno, tappo a smog.

Può capitare, infine, che i DDB, una volta accortisi dell'esistenza di un mondo reale al di là della rete, si rendano movimento politico. Il programma di solito presenta una serie di punti, fra cui comunemente spiccano i seguenti:
- Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
- Sussidio di disoccupazione garantito
- Copertura dell'intero Paese con la banda larga
- Eliminazione degli inceneritori
- Un milione di posti di lavoro
- Più figa per tutti
- Volemose bene

E, in fondo, il nome Democrazia Del Basso viene da questo: ha un paio di solidi argomenti, ma ricorda che, stringi, stringi, alla fine stai toccando solo silicone.


Postfazione quasi seria: Il desiderio impellente di scrivere un post sulla Democrazia Del Basso c'era da tempo, ma la decisione definitiva è sopravvenuta quando ho partecipato al presidio di Milano del 3 ottobre sulla libertà di informazione. Gli organizzatori, che con tanta buona volontà hanno preparato l'evento, avevano allestito un piccolo esperimento "dal basso" per ribadire la libertà di pensiero e di opinione: chiunque avesse qualcosa da dire era libero di salire sul palco e prendere la parola.
Probabilmente non si aspettavano che, dopo una serie di interventi "normali", un tizio iniziasse a lanciare strali contro il Corriere della Sera, reo di non fare scrivere un genio  incompreso come lui, a lamentarsi dello Stato cattivo e puzzone, e dei tribunali che non gli davano ascolto (aveva una quindicina di cause condominiali sul groppone. Poveri vicini!). 
Non ce l'ho fatta a resistere, me ne sono andato col morale sotto le scarpe. Se questa è la democrazia dal basso, datemi un ascensore, per favore.




giovedì 22 ottobre 2009

Gli stupidi non vincono mai


(Foto: Concorrente del gioco dei pacchi mentre rifiuta un'offerta di 100.000 euro)

A parte un paio di abitanti del sistema di Alpha Centauri (ma su questo ho qualche dubbio), credo che tutti gli esseri senzienti di questo universo siano coscenti dell'esistenza di un programma che si chiama "Affari tuoi" (d'ora in poi, soprannominato "il gioco dei pacchi").

Il gioco dei pacchi, a volerlo descrivere in due qualche riga, si svolge secondo la seguente modalità: dopo che il concorrente ha raccontato la sua triste storia (di solito un pluridisoccupato che vive sotto i ponti da quarant'anni, o una diciottenne che vuole il premio per farsi un lifting alle tette), deve procedere ad aprire vari pacchi, dove sono contenuti i premi che lui non vincerà, e a alla fine apre il suo pacco, quello col suo premio; ogni tanto l'azzeccagarbugli della trasmissione offre una somma certa al concorrente in cambio del suo pacco (fra parentesi, visto che alla RAI non sono fessi, tale offerta è sempre molto, ma molto inferiore al valore atteso dei pacchi ancora a disposizione).

Come è facile capire, il contributo dello spettatore è estremamente limitato, con l'indubbio vantaggio che anche individui dalla capacità intellettuale del capo ultras della curva sud di San Siro possono partecipare al gioco; non è necessario far parte dei mitici campioni di enigmistica o sapere cosa aveva mangiato a pranzo Gandhi il 14 febbraio 1956 (per chi non lo sapesse, la sua reincarnazione aveva consumato un happy meal al McDonalds di Rapid City). L'unico effettivo margine d'azione del partecipante non dettato dal potere del proprio posteriore, è decidere se accettare o meno la benedetta offerta del leguleio.

Bene, io non potrei mai partecipare ad un gioco così.

Mai.

Se non altro perchè chiuderebbe dopo due serate.

Alla prima offerta, infatti, solitamente una somma che supera i 10.000 euro, io avrei accettato senza pensarci due volte, preso la vincita e sarei ritornato ben felice a casa, consapevole di aver guadagnato Xmila cocuzze solamente per fare un po' il coglione, cosa che generalmente faccio gratis.
Durata media della puntata: tre minuti e ventotto secondi. Un tempo che non permette nemmeno lo stacchetto pubblicitario della suoneria con la rana che rutta al ritmo di "Para bailar la bamba" (di cui avevo parlato anche qui).

Fortunatamente il partecipante medio non la pensa come me, e punta al megapremione di cinquecentomilaeuriingettonidoro. E qui arriviamo all'episodio di vita vissuta vero e proprio.

Partecipante di sesso femminile, giovane, incinta, con fidanzato e genitori al seguito. Vuole il premio per comprarsi la casetta piccolina in Canadà e coronare il suo sogno d'amore. Di per sè la motivazione è nobile, ma è raccontata in maniera così stucchevole e melensa che faccio il pieno di antiemetici per continuare a guardare. La situazione non è allieviata dal fatto che quell'idiota del rumorista approfitta della gravidanza della concorrente per far risuonare nell'aere ogni due per tre dei vagiti registrati (ah. ah. ah.); forse quand'ero all'asilo mi avrebbe fatto ridere.

Quando guardo il gioco dei pacchi capisco, dalle decisioni del concorrente, se voglio tifare per la supermegavincita e per il vissero tutti felici e contenti, oppure per i venti centesimi e lo sfascio familiare al suono di "io te l'avevo detto di accettare l'offerta, brutta stronza", così mi metto ad osservare meglio l'andamento della situazione.

La tipa all'inizio ha fortuna: nei pacchi che apre ci sono tutti valori bassi; le vincite da Xmila euro sono ancora sul piatto. Telefona Azzeccagarbugli, offrendo 36.000 eurelli in cambio del pacco.
Beninteso, io avrei preso e sarei andato a casa, la giocatrice continua. Va bene, le probabilità sono ancora a suo favore. Alle urla di incitamento per la coraggiosa decisione non si unisce la madre, che pensa alla dentiera nuova placcata oro che avrebbe potuto comperarsi con la vincita.

Ovviamente uno può avere culo, ma non per sempre: se ne va via qualche vincita grossa, 100.000 euro, 75.000 euro.
Conseguentemente, Azzeccagarbugli abbassa l'offerta, ma non di molto: 30.000 euro. In gioco ci sono sette premi minori o uguali a 30.000 euro e quattro maggiori.

Io comincio a pensare, pensare intensamente, per mandare alla concorrente un messaggio telepatico di questo tipo: "Forza cretina - accetta l'offerta -  non farti fottere - non farti fottere - non farti fottere - una possibilità su sette contro una su quattro - non si può sbagliare - non pensare al tuo stupido sogno del tuo nido d'amore, pensa ai 30.000 verdoni che ti aspettano senza che tu debba muovere un dito - devi solo pronunciare una parola, e cioè..."


"Continuo!" Esclama l'idiota in un tripudio generale. Il fidanzato e il padre gioiscono; la madre, i cui geni evidentemente sono, ahimè, recessivi, prende il fazzoletto e saluta per sempre i soldi che prendono il volo.

Inutile specificare che la tipa in questione alla fine ha vinto 50 euro e la lettera al Presidente della Repubblica è già stata spedita. Gli stupidi non vincono mai.



lunedì 12 ottobre 2009

Napolitano, la taumaturgia e i produttori di sigarette




Ultimamente un sacco di blog, come questo, questo e questo, stanno dicendo peste e corna di Napolitano per aver apposto la firma al Lodo Alfano; tali critiche, ovviamente, sono totalmente autonome e indipendenti dagli sputtanamenti messi in campo da tempo da questo signore (con uno stile e una finezza paragonabili a quelli del Bagaglino) e quest'altro, nè c'entra qualcosa che il 99,9% periodico dei suddetti blog siano talmente tappezzati da bannerini "Free blogger" e "Sono ammastellato", che lo spazio di lettura dei post sia miseramente ridotto a dodici pixel per quattordici.

A parte questa premessa, che è solamente un subdolo modo per attirare visitatori da blog più letti del mio (non che ci voglia molto, peraltro), l'argomento di questo post vorrebbe essere il curioso ruolo che ha il Presidente della Repubblica nel nostro paese.


In Italia, se uno ha un problema serio (tipo fottere un posto di lavoro al tizio dieci volte più in gamba di lui), cerca di parlarne con qualche pezzo grosso della politica, della Chiesa o dell'economia di sua conoscenza.

Se è sfigato, e non ne conosce nemmeno uno, si rivolge a qualche associazione locale, al prete o agli amici degli amici dei pezzi grossi.

Se è molto sfigato, si incatena a qualche palo davanti ad un edificio pubblico, in modo da finire sui giornali; se fa le cose per benino, verrà invitato a qualche trasmissione televisiva dove scatenerà una gara di soliderietà a suo favore, lamentandosi in continuazione della presunta causa del suo problema (generalmente lo Stato, le istituzioni, la politica o altro concetto astratto che non può essere riconducibile ad un nome e cognome).


I Campioni della Sfiga, quelli a cui le capitano tutte e non hanno uno straccio di nessuno a cui rivolgersi, scrivono al Presidente della Repubblica.

La lettera al Presidente della Repubblica è l'ultima spiaggia. Se sei arrivato a quel punto, significa che dopo puoi solo incominciare a scavarti la fossa e a buttartici dentro; questo non vuol dire che i motivi per cui uno scrive al Capo dello Stato siano banali o poco importanti (i signori Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli ne sapevano qualcosa). Resta il fatto che per una lettera seria di cui viene data notizia ce ne sono almeno nove che trattano di pinzillacchere.

Il Presidente, Napolitano o chi per esso, generalmente risponde con un messaggino che, tolte le inevitabili infiocchettature formali, suona più o meno così:


"Caro Campione della Sfiga, capisco il tuo terribile problema, e sono conscio che molti altri sfigati come te sono alle prese con simili tribolazioni. Mi dispiace però dirti che hai sbagliato indirizzo: vedi, il fatto che mi si chiami con roboanti appellativi come "Capo dello Stato" non significa una cippa. 
Devi sapere, infatti, che i padri costituenti, sapendo come noi italiani avessimo la passione di osannare qualunque idiota che facesse un po' lo sborone e la voce grossa, hanno dato alla Repubblica una forma parlamentare, e hanno fatto sì che il mio posto non potesse essere occupato dal primo coglione scelto dai nipoti dei beoti che avevano esaltato Mussolini fino al giorno prima della sua caduta (per poi dichiararsi tutti antifascisti il giorno dopo); visto che però non è carino che una persona non eletta dal popolo possa rompere troppo i coglioni, mi hanno dato un ruolo di pura e semplice rappresentanza, che più che inviare qualche richiamo e sperare che i tizi che scaldano la sedia in Parlamento siano abbastanza gentili da prestarmi ascolto non può fare. Perciò io ora farò presente alle Camere il tuo problema, loro se ne impipperanno allegramente e tu potrai cominciare a scegliere il ponte sotto cui buttarti. Con affetto: il Presidente della Repubblica."


Sì, sarebbe bellissimo se arrivasse Napo in costume da Superman e dicesse a Silvio: "Senti psiconano, uno di noi in questa nazione è di troppo, hai ventiquattro ore per lasciare il Paese.". Un po' meno bello è pensare a Silvio Presidente della Repubblica che rimanda indietro le leggi secondo la sua personale interpretazione della Costituzione. E, soprattutto, senza crisi di governo o sputtanamenti vari che possano levarlo dalle palle per 7 (sette) anni.

I vari Free bloggherz che si chiedono, fra lo stupito e l'indignato, perchè Napo abbia firmato il Lodo Alfano e non abbia usato i suoi superpoteri per far cadere un meteorite in testa a Silvio mi ricordano quelli che fanno causa alla Philip Morris dopo aver scoperto la esposizione permanente di tumori con sede nei polmoni del loro parente più caro (che aveva fumato venti pacchetti di sigarette senza filtro al giorno per quarant'anni).

Detto questo, non posso dire di adorare l'attuale inquilino del Quirinale; a mio parere, però, il problema con Napo e la sua presunta riluttanza ad far piangere le statuine della Madonna è legato alle sue radici di comunista d'antan (lui sì, non l'Economist o Confindustria). Probabilmente vuole evitare lo sputtamento mediatico a reti unificate al suono di "Vedete? D'altronde, cosa vi aspettavate da un comunistaccio mangiabambini?".


Come dite? Lo stanno già facendo comunque? Oh, beh, fanculo. Vado a prendermi una birra.


Morale della favola:
Il prossimo Presidente della Repubblica continuate a pescarlo fra gli ex-democristiani, per favore.

P.S. Se sul caso in questione volete leggere una opinione seria con cui mi trovo abbastanza d'accordo, fate un salto da Francesco Costa.




lunedì 5 ottobre 2009

Femili Bencher Dei (Terza parte)




Riassunto delle puntate precedenti: Invitato a quella che sarebbe dovuta essere una giornata di selezione per lo sbarluccicoso posto di Family Banker alla Mediolanum, mi ritrovo in una situazione molto simile alla vendita di pentole su Rete Montepinerottolo. Ma dopo ore di attesa, qualcosa comincia a muoversi...


Con lo sguardo attento al cronometro per segnare quanto tempo Aziendaman avrebbe impiegato a fornire a noi poveri aspiranti Banchieri di Famiglia una qualunque informazione utile sull'offerta di lavoro (per la cronaca, sono arrivato a due ore e mezza), assisto all'ennesimo filmato di Ennio Doris che mostra come il suo conto è rapido, comodo, veloce, e se scegli l'opzione premium ti porta la colazione a letto.

Il concetto è il seguente: se tua moglie è un cesso con le ruote e vuoi farti una scopatina con la tua escort di fiducia in tangenziale, ma non hai i soldi e sono le tre di notte, sappi che ci sarà sempre, nel call center Mediolanum, uno schiavetto fatto di anfetamine che concluderà la transazione al posto tuo.


Tutto sembra andare per il meglio, quando una voce di protesta si leva nell'aere. Il novello Lenin è un ragazzo vicino alla trentina, che dice ad alta voce quello che il 90% dell'uditorio stava pensando dall'inizio della presentazione televendita.

"Cosa cazzo ce ne frega a noi del conto Mediolanum?"

Aziendaman non si scompone, e sfodera il suo miglior sorriso a trentadue denti, che mantiene anche quando il giovane piglia deciso e indignato la strada dell'uscita. Una volta richiusa la porta, mi sembra di sentire un grido soffocato dall'esterno; probabilmente è solo la mia immaginazione, ma, chissà come mai, non mi sento più così propenso ad andarmene.

Ciononostante, la rivoluzione è iniziata: inizio a prendere atto dei sacrifici che i disperati ansiosi di entrare nella grande famiglia Mediolanum hanno fatto per essere presenti al mitico evento: una madre non aveva festeggiato il compleanno del figlio, un signore aveva rimandato l'operazione a cuore aperto che aspettava da quattordici anni (complici gli amici del primario che puntualmente lo scavalcavano quando giungeva il suo turno), un ragazzo non aveva fatto a tempo a giocare la schedina del superenalotto (poi risultata vincente).

Aziendaman capisce che per rabbonire la corte dei miracoli in subbuglio deve centellinare qualche dettaglio utile: no, il colloquio avrà luogo martedì prossimo; sì, è indispensabile la partita iva; dai, sciroppatevi anche questo filmato che se fate i bravi dopo vi dico qualcos'altro.

Finito anche l'ennesimo delirante filmato, il nostro imbonitore inizia a parlare di soldi: effettivamente, a fare il Family Banker si può guadagnare un sacco, afferma convinto lui, presentando il caso del Responsabile Area Proxima Centauri e Pianeti Limitrofi che, partito da Family Banker e con dodicimila anni di lavoro alle spalle, ha maturato un bonus di uscita di centodiecimila euro.

"Un po' come se mi presento al Milan per un posto da magazziniere e mi mostrano lo stipendio di Kakà", urla un giovane seguito dall'approvazione generale.


Mi rendo conto di essere un po' confuso: come possono pensare di attirare la gente con una simile pagliacciata?

Poi mi giro. E vedo.

Vedo una tipa che sta prendendo appunti.

Appunti del tipo "Proattività" "Banca del Terzo Millennio" "Cliente = Re".

E capisco.

Capisco tutto.

Questo non è una "giornata informativa".

Questa è una giornata di selezione.

Solo che non l'avevamo capito.

Perchè solo chi riesce a trovare qualcosa di utile e di interessante in questa presentazione (tranne che farne un pezzo per un blog del piffero da 1/2 lettore al semestre. Tipo questo.) troverà sensato, logico ed entusiasmante andare avanti e ripresentarsi al prossimo colloquio.

Guardo ancora la tipa, e mi sembra di vederla, tutta fiera e contenta nel suo luccicante abito da Family Banker con la spilletta in bella vista, ad esaltarsi negli show aziendali.

Una volta erano le imprese che selezionavano i candidati. Questi hanno inventato l'autoselezione. Costo e perdite di tempo: poco più di zero.

Do un'occhiata al "questionario di autovalutazione": ci sono domande del tipo "Lei trova conveniente aprire un conto presso Banca Mediolanum?". Mi chiedo se mai mi richiamerebbero se rispondessi "No" o "Piuttosto li tengo sotto il materasso".


Siamo agli sgoccioli della presentazione. Mi rimane un unico dubbio, e mi viene chiarito mentre mi avvio verso l'uscita; una signora chiede:

"Ma quante posizioni di Family Banker cercate?"

"All'incirca cinque."

Senza contare quelli del mattino, saremo stati almeno un centinaio. Un po' come i concorsi per n. 1 posto di vigile urbano a Palermo. 

Sono le otto di sera, ho una fame da lupi, e devo trovare il modo di uscire da questa specie di borgo da Mulino Bianco.

Ma sono felice, perchè ho trovato qualcosa da scrivere sul blog.


Per la prima parte, guarda qui. 
Per la seconda parte, guarda qui.





venerdì 2 ottobre 2009

Femili Bencher Dei (Seconda parte)


Immagine presa da Wikimedia Commons.


Riassunto della prima puntata: invitato da un misterioso SMS a un colloquio per la posizione di Family Banker presso la Mediolanum, mi reco per svolgere qualche indagine antropologica. Assieme ad una variegata corte dei miracoli, affrontiamo attese interminabili e inservienti alti sei metri per entrare finalmente nella sala dove si svolgerà la presunta selezione.


Al momento di entrare nella sala, la curiosità si fa a mille: nessuno ha idea di quali possano essere i severissimi test di selezione necessari.
Io ed altri due neolaureati in legge conosciuti all'entrata discutiamo molto, ed arriviamo alla conclusione che questa è una gara di resistenza: chi sopravvive a stare in piedi sotto il sole cocente, a venire sballottato da una sala all'altra pigiato come un passeggero delle ferrovie Nord sulla tratta Como-Milano delle 8 di mattina, a trovare l'uscita dopo un fuorioso corpo a corpo con gli scimmiuti addetti alla sicurezza, ha delle buone probabilità di passare al secondo turno.

Non immaginavamo quanto fossimo vicini al vero.


Nella piccola sala conferenze, destinata al "Family Banker Day", un tizio in giacca e cravatta sta armeggiando su un laptop per proiettare le immancabili slide.
Vistici entrare, Aziendaman afferra prontamente il microfono e, scusandosi per i patimenti da noi sofferti, inizia lo show. Io ovviamente mi siedo in prima fila per non perdere questo spettacolo da tramandare alle future generazioni.

La cosa inizia a prendere una piega diversa da quella che mi immaginavo: solitamente le banche, quando selezionano personale, utilizzano dei simpaticissimi test del tipo "completa la sequenza di figure", che misurano di tutto, dalla temperatura massima di ebollizione del cervello fino al tempo che ci mette il candidato a rovesciare il tavolo e scappare urlando "Baaaasta!"; tutto tranne le capacità e l'intelligenza della persona cavia.

Qui no. Il cravattato inizia a mostrare alcuni filmati pubblicitari, in cui Ennio Doris (il capoccia supremo) fa vedere ad un cliente la sua banca; si intuisce subito lo stile minimalista: niente sportelli, niente computer, addirittura niente muri. Solo una poltrona rossa e un pavimento di sabbia. Siete pregati di entrare in ciabatte con paletta e secchiello.

Aziendaman riprende il suo discorso, mostrando uno dei fiori all'occhiello di Mediolanum: i sotterranei non sono occupati da banali e polverosi caveau, ma da luccicanti studi televisivi. Il capoccia, infatti, ogni giorno invia nel canale aziendale le sue perle di saggezza a Family Banker e sottoposti varii.

Un brivido mi scorre dietro la schiena. Non so chi abbia avuto questa trovata, ma sicuramente deve aver letto Orwell almeno un centinaio di volte.

Ci viene fornito immediatamente un esempio pratico in occasione di un evento di portata eccezionale: l'attacco alle Torri Gemelle.
Il capoccia, dopo le dovute frasi di condoglianza, incita i suoi a non far scappare i clienti, con una motivazione degna del miglior esperto di marketing: se tu non vendi, il prezzo non scenderà troppo e perciò tu farai anche un'opera buona per gli altri! Altrochè le offerte a Medici Senza Frontiere!


In questa orgia di filmati pubblicitari che decantano le lodi di Mediolanum, con cui puoi ordinare un bonifico mentre caghi nel cesso e comprare ventimila euro di bond spazzatura mentre voli sull'ottovolante, uno in particolare attira la mia attenzione: l'onnipresente Ennio Doris, dopo aver ricoperto di elogi il suo modo di fare banca, arriva alle motivazioni che portano lui e i suoi uomini a promuovere il loro meraviglioso conto corrente.

Tali motivazioni non sono, come avrei immaginato in un primo momento, la ricerca del profitto, la villona al mare o il Porscherino. Molto di più: il (testuale) "dovere morale" di portare a tutti gli italiani un conto corrente così conveniente, comodo e facile.

Realizzo immediatamente che l'era delle ideologie è morta e sepolta; nel XX secolo si lottava, si accumulavano bombe nucleari, si organizzavano rivoluzioni e contro-rivoluzioni per diffondere nel mondo il proprio sistema, fosse esso comunista, capitalista o fancazzista. C'erano persone disposte a morire per conseguire quello che ritenevano un dovere morale (poche, a dire il vero), c'erano altre disposte ad uccidere (in discreta quantità) e altre ancora disposte a mandare altri a uccidere e morire (una paccata). Diffondere o imporre la propria ideologia corrispondeva, per queste persone, con il miglioramento della società.

Ora il massimo dovere morale è rappresentato da un conto corrente. E abbiamo ancora le atomiche su per il culo.

(FINE SECONDA PARTE)


Se dopo la lettura sei sull'orlo del suicidio, continua a leggere qui per avere la pace. Eterna.

Per la prima parte, guarda qui.




giovedì 1 ottobre 2009

Femili Bencher Dei (Prima parte)


Ovviamente la vignetta non poteva essere mia, ma di Ignazio Piscitelli su Millevignette.



Ultimamente sto ricevendo e rispondendo a molte offerte di lavoro. Solitamente il metodo di aggancio dell'azienda tipo è costituito dal connubio telefonata+mail, in tono formale ma cortese, del genere: "Gentile Dottor Pincopallo, gradiremmo avere un colloquio per lei per verificare se è abbastanza alla canna del gas per accettare uno stage pallosissimo, pagato male e senza alcuna possibilità di assunzione.".

In uno di questi giorni mi arriva un messaggino sul cellulare. Sulle prime penso sia uno della mia compagnia di poker che ha finalmente trovato il pollo da spennare; poi guardo meglio il messaggio e con mio sommo stupore leggo: "Buongiorno,Banca Mediolanum le ha inviato un E-Mail con una proposta lavorativa. Se interessato risponda a blablabla@bancamediolanum.it Cordialità".

Le nuove tecnologie sono meravigliose: perchè tediarsi a parlare per più di due minuti con lo sfigato di turno, quando in tre secondi puoi liberartene con un "Invia a tutti"?

Leggendo l'email, mi rendo conto di essere finito fra gli eletti degni di entrare a far parte della grande squadra dei Family Banker, che, per chi non lo sapesse, è solamente una roboante denominazione di uno sfigato il cui compito è quello di truffare la gente ancora più sfigata di lui, rifilando loro fondi di investimento composti da bond argentini, azioni Parmalat e derivati legati ai subprime del mercato immobiliare statunitense. Nell'email mi si ricorda anche che è "raccomandato" un abbigliamento formale; evidentemente temono che qualcuno si presenti in tuta da ginnastica.

In ogni caso, è una occasione più che unica non solo per farmi quattro risate, ma anche per effettuare un ennesimo studio antropologico sui simpatici esseri che lavorano (o aspirano di lavorare) presso Mediolanum.


Arrivato al fatidico giorno, dopo aver bestemmiato come un turco per arrivare in quel postaccio infame circondato dal nulla e dalle zanzare che prende il nome di Milano 3, mi reco nella sede della Banca, e osservo una quintalata di aspiranti Family Banker tenuti a stento a bada da un tipetto della sechiuriti che, al suono di "qui c'è gente che lavora", controlla che tutti cruogiolino bene al sole fino a cottura avvenuta.

L'enorme quantità di candidati è compensata dalla qualità: c'è chi si è fatto accompagnare dalla mamma, chi dal fidanzato (generalmente un essere tatuato che si aggira sui duecento chili), chi ha cercato posto all'Esselunga ma niente da fare, chi presumibilmente si è laureato nella terza guerra d'indipendenza e così via.
I casi sono due: o la crisi è veramente grave, o la selezione non è esattamente rigorosa.

Faccio conoscenza con due neolaureati in legge, che stanno sperimentando il meraviglioso mercato del lavoro italiano.
Il primo lavora come stagista, per duecento euro al mese, in uno studio legale, e sta pensando di migliorare la sua condizione patrimoniale andando a raccogliere pomodori in Puglia assieme agli immigrati clandestini.
Il secondo se la sta giocando con un santone indiano per il Guinness dei Primati di digiuno, visto che l'avvocato per cui lavora è Zio Paperone in incognito e con il rimborso che gli passa per il pranzo può al massimo raccogliere le briciole dei panini degli altri avventori sui tavoli del bar.

Quando finalmente la direzione pensa che abbiamo sofferto abbastanza, ci fa entrare a dieci alla volta. Scopriremo poi che il motivo era che la sala in cui avremmo dovuto soggiornare era occupata da dei tizi che discutevano di come beccarsi i capitali tornati in Italia grazie allo scudo fiscale.

Entrato finalmente dentro, osservo un mirabolante cartellone a forma di cerchio, con i colori della bandiera italiana sullo sfondo, in cui c'è scritto "Noi siamo di Banca Mediolanum". E' il patriottismo 2.0, bellezza.

Facciamo la fila come vitelli al banco della reception per dare il nostro nome; al suddetto banco sta (come io e i due laureati in legge lo abbiamo soprannominato) Brutus, un incrocio fra il mostro di Frankenstein e Ivan Drago. Evidentemente la notevole prestanza fisica è stata ottenuta a scapito di quella intellettuale, visto che le uniche parole grugniti che Brutus riesce a pronunciare sono "si accomodi sul divano".

Non è necessario specificare che i due posti disponibili del divano erano già stati occupati un paio di ere geologiche fa.

Sempre seguiti dallo sguardo attento di Brutus, scendiamo in una specie di scantinato; l'impressione è che vogliano testare quante persone possono stare in una stanza di cinque metri per cinque senza morire asfissiate. Dopo aver compilato uno stupido modulo anagrafico (ovviamente non sull'unico tavolo, già occupato da una ottantina di persone, ma sul muro, sulla schiena del compagno o sull'asse del cesso del bagno adiacente) possiamo finalmente entrare nell'agognata meta, la stanza dove si svolgerà la selezione vera e propria.

E, da quel momento, nulla sarà più come prima.

(FINE PRIMA PARTE)


Continua a farti del male qui.



venerdì 27 febbraio 2009

Non sono l'unico a interessarsi di sociologia...

... anche Faina Incazzosa mostra un certo interesse per quei buffi esemplari di esseri umani che popolano il nostro pianeta.
Fino ad ora, avevo sempre evitato di addentrarmi nel mondo delle teenagers in crisi di identità con i loro avatar fatosi e sbarluccicosi nei forum e i siti su myspace con sfondi iperluminosi che procurano una crisi epilettica istantanea (i produttori di carbamazepina ringraziano), per la sola ragione che il linguaggio usato dai soggetti è talmente 1nKa$1nt0 Ke C1 v0rR3Bb3 1 nU0vA $73l3 d R0$e77A X 1 TrADuzi1.

Faina Incazzosa, girando nei melensi meandri dei forum dedicati a Twilight (spero tu abbia preso la dose di insulina, oggi), ha redatto un mirabile post di studio sbeffeggio degli esemplari in questione. Buona lettura.




venerdì 20 febbraio 2009

Diversamente tolleranti

Tutto è nato da qui, da un commento di ilcaimano, che scrive (grassetti miei):
Fini parla bene perchè nè lui nè la sua famiglia sono mai stati toccati. Lo vada a raccontare alle vittime dei furti, delle violenze, degli stupri, a chi ha i figli condannati dalla droga che ora è quasi esclusiva degli extra - comunitari. Non sono razzista ma nemmeno buonista. Certo ci sono immigrati bravi e meritevoli ma quanti sono ?? Inviterei Fini ad usare maggiore riflessione prima di fare certe affermazioni

Non sono razzisti, porelli: quella è una espressione arcaica. D'altronde, se al giorno d'oggi i disabili sono diversamente abili, lo spazzino si è trasformato in operatore ecologico e il sordomuto si è ritrovato sordo preverbale, anche gli iscritti alla Lega con un cervello grande quanto un ditale non sono più razzisti. Sono diversamente tolleranti, ecco.

Ho pensato quindi di dedicare la quarta puntata del corso di antropologia culturale spicciola a questo interessantissimo fenomeno, tramite esempi pratici.
No, non credo più al motto "una risata li seppellirà": sono già sepolti fino al collo dalla cacca, e sembra si trovino molto bene.

Su Yahoo answers, ad esempio, l'utente *Spongebob Squarepants* abbraccia la filosofia sindacale; di conseguenza la sua scatola cranica ed il relativo contenuto si prendono una vacanza e il mirabile risultato è questo:

scusate io non sono di animo razzista..però ogni tanto quando guardo il tg capita spesso di sentire: 1400 emigrati dall'africa sbarcati in Sicilia.. li in quei casi mi incavolo... cioè nello stato non ci sono mai soldi (così i vogliono far credere perchè i politici ne prendono di soldi) però hanno sempre i soldi perle [sic] case popolari dove metterli.... così poi non saranno 1400 ma 2800 ecc ecc.... per piacere dite la vostra! io non sono razzista però a sto punto mi salgono i nervi!!


La "migliore risposta" è di Pαтяι¢кSтєℓℓα*IℓCιρσℓℓσкDσмιηα, che ora è ricoverata per esaurimento nervoso dopo aver impiegato tremilacinquecento ore consecutive per comporre il suo nick:

anke a me dà fastidio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e poi questi 2800 vengono a stuprare i nostri amici.... bhà...a tutto c'è un limite

2800... tutti assieme? A questi Rocco Siffredi e relative orgie fanno un baffo!

The rocker parla delle sue esperienze relazionali con questi strani esseri che prendono il nome di "stranieri", "extracomunitari", ma più comunemente "sporchi negri":

non sono razzista , però se guardi nel complesso degli immigrati , la mia opinione non è positiva , e mi dispiace perchè ho dei vicini del senegal che sono qui da 6 anni e sono civilizzati e molto gentili..

Pensa un po', the rocker, sono civilizzati! Che sorpresa sarà stata per te scoprire che non hanno l'anello al naso e non hanno tentato di bollirti vivo nel pentolone!

Passiamo ad altro. Il disegnatore Fabiano Ambu (recentemente approdato su Dampyr! Ancora congratulazioni!) ha raccontato nel suo blog un caso di quasi rischio di stupro; per non essere da meno, io riporto un caso di quasi rischio di rapimento, ovviamente perpetrato dai perfidissimi zingari. lastregadellovest racconta la traggica esperienza:

avevo circa 5-6 anni
nella palazzina dove stanno i miei genitori siamo tutti parenti...
quel giorno mia madre mi chiese di scendere giù da mia zia che si trovava al piano terra... trovai il portone aperto e li davanti c'era una zingara con in braccio il suo bambino...lì per lì ebbi paura... ma questa mi guardava fissa negli occhi e poi con la mano mi faceva segno di venire...io avanzavo verso di lei senza paura! appena mi tese la mano, mi venne mia madre in visione che mi diceva :"non ti allontanare senn ti portano via gli zingari!" (era una frase che mi diceva sempre per non allontanarmi da lei e meno mele!!) e cominciai ad urlare e scappare su per le scale spaventata! lo ricordo con grande angoscia!


Da quel giorno lastregadellovest non si avvicinò più agli zingari e, soprattutto, smise di farsi le canne. Continua a dire "pussa via, rom di merda", ma almeno non ha più le visioni.

Una dettagliata ricostruzione degli eventi ha permesso di fornire un accurato identikit (immediatamente trasmesso alla sede locale di Forza Nuova) della colpevole:



Eliseo rincara la dose su Onemoreblog (in un commento che parlava di Giovanardi e Craxi, peraltro):

Amici:
Piano con le confidenze.
come dice il Santo Padre, bisogna difendere le radici cristiane dell'europa.
Già che ci siamo, difendiamo anche la lingua italiana: Europa si scrive maiuscolo.
Io non sono razzista, pero' e' ora di smetterla con questi immigrati che vengono qui a inbrattare [sic] le nostre citta' e a diffondere valori non cristiani.
Evidentemente fra i valori cristiani la conoscenza dell'italiano non è inclusa.
Oltretutto, a volte ci rubano anche le nostre donne. Ad esempio, ero fidanzato con la Paola, ci ho detto sposiamoci, ho il posto fisso, mettiamo su famiglia. Ma invece lei mi ha lasciato per un africano tunisino, Jusef, che non parla manco l'italiano.
Meno male che tu sei l'Accademico della Crusca. Jusef non parlerà l'italiano, ma deve essere di certo meno pirla di te.
Quando l'ho confrontato gentilmente,
Spero che "gentilmente" nel tuo vocabolario non significhi "con una mazza chiodata e il mio pitbull pronto a mordergli i coglioni".
dicendogli che ci sono tante africane qui per lui, lui quasi mi menava.
Ma vi sembra...io non vado in africa a prenderci le sue donne.
Come dici? Non vai in Africa? Ah, ho capito! Vai in tangenziale!
se ognuno stasse [sic] a casa sua, tutto sarebbe piu' ordinato
Non prendere l'auto domani, c'è il corteo funebre per il congiuntivo.

Eliseo, carissimo, ti assicuro che nemmeno le modelle che vedo qui a Milano parlano l'italiano, ma la cosa non mi fa nè caldo nè freddo. Il fatto che non mi caghino di striscio sì.

Un anonimo di Treviso commenta su un quotidiano locale le scritte anti-moschea comparse sulle saracinesche:
Se gli extracomunitari pregassero a casa loro non ci sarebbero tutti questi casini. D'altronde la fede è una cosa che risiede dentro di noi..perchè voler ottenere un luogo dove ritrovarsi per professare un'altra religione in uno stato cattolico??
Che pretese che hanno questi sporchi islamici, eh? Non lo sanno che l'Italia è il giardino parco giochi del Papa?
Vuol proprio dire girare il coltello nella piaga..già vengono qui in Italia e li vedi ogni giorno girare per il centro ad addocchiare noi ragazze (invece di andare a lavorare)
Guarda meglio: non sono arabi, sono i tamarri locali reduci dalla duecentesima seduta di lampada.
E pretendono anche di avere un luogo per professare la loro religione?! Qua ci stiamo facendo mettere i piedi in testa da gente che vuole comandare nel NOSTRO PAESE!Ma vi rendete conto? E' vero,non bisogna fare l'erba tutta d'un fascio perchè conosco anche extracomunitari che lavorano,studiano,hanno famiglia...ma quanti??Ben pochi!
Io non sono razzista ma a furia di vedere tutte queste ingiustizie lo sono diventata! E quindi via tutti,basta.
E già che ci siamo, via anche te.




giovedì 5 febbraio 2009

Sorridi, sei su scherzi a parte! O no?

Se non si trattasse di persone in carne ed ossa, legalmente dichiarate capaci di intendere e di volere nonchè distanti poche centinaia di chilometri da casa mia, mi verrebbe da ridere.

Vorrà dire che rideranno gli archeologi, quando fra due milioni di anni ritroveranno questi filmati; io mi limito a diffonderli come materiale di studio per i sociologi.

Disclaimer: immagini forti, impressionabili e mangiapreti si astengano.

Dio è con noi!



Legge Basaglia



e ora, come ha chiesto un padre, silenzio.




martedì 2 dicembre 2008

Balle reali, ovvero: Come imparai a buttare nel cesso quaranta euro e ad amare la Biowashball




Continua il nostro viaggio nel mondo dell'antropologia culturale spicciola, mostrando una volta per tutte come le nuove tecnologie facilitino la vita a scienziati sociali e sociologi: non c'è più bisogno di andare al supermercato la domenica mattina per studiare gli esemplari di razza umana più interessanti, basta farsi un giro sui blog.
Oggi parleremo di un oggetto estremamente interessante, ossia la Biowashball.

L'idea della Biowashball nacque grazie alla scoperta di un ingegnere della Procter&Gamble, che mise nella pallina del suo cane Pucci un po' di argilla presa dai vasi delle piante di plastica del suo ufficio per farne un sonaglio; quel giorno, nel ritornare a casa, fu colto da una erezione improvvisa della durata di sedici ore consecutive, che lo fece riflettere sui poteri misteriosi della pallina. Soprattutto perchè si chiamava Sarah.
Fu così che sostituì alle palline d'argilla le stupidissime palline di ceramica azteco-coreane regalatele dalla suocera per vedere se l'effetto aumentava; oggi lavora in un pub con il titolo di "stecca da biliardo umana".

I tecnici di una impresa cinese, che prima si occupavano della contraffazione dei Ferrero Rocher, si interessarono alla cosa, e cercarono di vedere se la pallina con la ceramica dentro avesse qualche altra magica proprietà: durante questi test, uno di loro mise per sbaglio la palla nella lavatrice aziendale e si accorse che le camice che aveva messo a lavare non erano mai uscite così bianche, probabilmente perchè in origine erano blu.

Ben presto si riuscì a comprendere il funzionamento della neobattezzata Biowashball: le sferette di ceramica, cozzando contro le pareti della palla, facevano un suono simile a quello delle maracas; in questo modo, le macchie si staccavano dai vestiti e andavano a ballare nel club latinoamericano dietro l'angolo.

Beppe Grillo, che nel frattempo stava raccogliendo delle firme per una legge popolare con lo scopo di togliere il sale nelle patatine, si accorge che la pallina magica ha anche il potere di farlo stare zitto per qualche secondo: milioni di fans di sesso maschile si gettano all'acquisto del magico prodotto con l'intenzione di provarlo su mogli, suocere e fidanzate. Scopriranno più tardi che persino la Biowashball ha i suoi limiti e ridimensioneranno le aspettative usandola soltanto per la pulizia degli indumenti; alcuni coraggiosi provarono ad usarla per tappare fisicamente la bocca alle gentili consorti, ma è bene stendere un velo pietoso sul loro destino.

Alcune malelingue sostengono che l'effetto più significativo della pallina sarebbe quello di gonfiare il conto in banca di chi le vende, ma il Mago Otelma ha predetto chiaramente che costoro sono nient'altro che sabotatori al soldo della Dixan.



Dopo aver saputo dell'esistenza della Biowashball, mi sono fatto un giretto nei vari blog, specialmente in quelli che salutavano la sua comparsa come l'apparizione taumaturgica della Madonna, e mi sono accorto che buona parte degli acquirenti della magica pallina hanno nel loro vocabolario una serie di frasi ricorrenti in risposta alle critiche al prodotto e allo sponsor d'eccezione Beppe Grillo. Eccone alcune:

Anche se non funzionasse, sono contento che mi abbia insegnato ad usare meno detersivo.
Chissà come saranno entusiasti i truffati da Wanna Marchi, dopo aver imparato a non fidarsi dei teleimbonitori.

L'igiene è una questione di percezione; è la pubblicità che ci ha inculcato questa ossessione.
Capito. Devo chiamarti "diversamente pulito" o posso semplicemente darti del puzzone?

Machecosavoletecapirevoi Beppe Grillo E' UN GRANDEEEE, almenoluisisbatte per cambiare le cose, voi state impalati alla tvdellopsiconanoeditopogigio a bere tutte le cazzate ke vi dikono xchè siete $ervi dei politici (nostri dipendenti)!!!!! VAFFANCULOOOOOOO! VDAY 4ever!
Per tua informazione, l'ecolalia non è un male incurabile.

Non mi interessano i test della televisione o delle riviste, la pallina con me funziona e questo mi basta.
Ringraziamo la Sciura Pina per l'interessante contributo. Ora, signora, potrebbe passarsi questo ferro da stiro acceso sulla guancia? Test scientifici dicono che è rovente, ma suppongo lei voglia verificarlo di persona.

Il test di Mi Manda Raitre non è valido! Non hanno ricaricato la pallina al sole, ecco perchè non funzionava!
E' vero, e soprattutto Goldrake si è dimenticato di gridare "Alabarda spaziale!".

Le aziende produttrici di detersivi se la staranno facendo sotto!
Oh sì: giusto oggi il titolo della Pampers è stato sospeso per eccesso di rialzo.

Tutti questi commenti negativi sono sospetti: che le aziende dei detersivi abbiano sgunzagliato i loro agenti per screditare la biowashball?
Probabile, ma ci sono forti sospetti anche su CIA, FBI, MOSSAD, banche, Unione Europea, Chiesa Cattolica, Scientology, raeliani, alieni di Proxima Centauri e circolo bocciofilo di Cusano Milanino.





Nessuna pallina di plastica è stata maltrattata nella realizzazione di questo post.


Aggiornamento: Puntuale come la coda a Lagonegro sulla Salerno-Reggio Calabria, il simpatico Beppone nazionale ha appena pubblicato un post in difesa della magica pallina, sgranando banalità della grandezza pari solo al numero di visitatori del blog: è solo la ggente, e non i test scientifici, che può mostrare se un prodotto funziona davvero, la palla non è una truffa perchè non è stata ancora ritirata dal commercio (anche i telepataccari e i venditori di numeri del lotto continuano a prosperare, se è per questo), milioni di compratori non possono sbagliarsi (come faceva quella battuta delle mosche e la merda?), per non parlare del complotto ordito da Rai, CERN e Tartarughe Ninja; ciliegina sulla torta, il caro peripatetico verbale agita come una clava lo spauracchio della querela per chi lo accusa di prendere una percentuale dai produttori di Biowashball (non ne ha certo bisogno, e forse è davvero convinto che funzioni).

Il post sta diventando troppo serio. Prima che la frangia talebana del grillismo esca dallo schermo a spaccarmi il culo a calci rotanti, concludo e faccio notare come tutto ciò conferma il mio giudizio sulle proprietà della pallina: fa stare zitto Beppe Grillo, ma solo per una manciata di secondi. Se l'effetto è cumulativo ne compro tre camion.

Aggiornamento: Vi state trovando bene con la pallina per gatti? Vorreste prendere a calci Grillo, la casalinga di Voghera e il pensionato di Pordenone per avervi convinto a comprare la ceramica con la plastica intorno? Raccontate la vostra storia a Paolo Attivissimo sul suo blog per una trasmissione svizzera. I primi venti che daranno il loro contributo riceveranno una elegante certificato in vetroresina di "disinformatore provetto" con i ringraziamenti di Dixan, Dash e Finish.
P.S. Non si vede che questa storia mi ha acchiappato un casino, eh?


Prima di andare a comprare la pallina magica potresti valutare questo post con un Ok oppure No.
Scusa se non ti ringrazio, ma la crisi c'è anche per me.


Puoi votare i miei deliri anche in questa pagina.




giovedì 17 luglio 2008

Vivono tra noi




La fuga dei cervelli (e corpi annessi) sta assumendo proporzioni inquietanti.
La cosa è fastidiosa, e lo è ancora di più se è totalmente inutile.

Esempio pratico: l'antropologo.
Immaginiamo il nostro avventuroso studioso che si fa largo nella foresta amazzonica a colpi di machete, portando con sè solo lo stretto indispensabile (razioni di sopravvivenza, kit di pronto soccorso, analizzatore di potabilità e tv con parabola per vedersi le partite di campionato la domenica), massacrato dalle iniezioni delle vaccinazioni che si è dovuto fare prima di partire, compresa la flebo di Autan per le zanzare (sì, se sentite un ronzio di un aereo non è Mister No con il suo piper): è stanco, è stremato, è in crisi d'astinenza da Pro Evolution Soccer e sta per raggiungere il villaggio dell'ennesima tribù sconosciuta che, beninteso, viveva in santa pace prima dell'arrivo del seccatore buana bianco il quale attaccherà loro raffreddore, pertosse, morbillo e una decina di virus sviluppati in laboratorio contribuendo ad aumentare il numero delle "vittime del progresso".

Tutto questo perchè il mondo occidentale si crogiola nella convinzione che della parte del pianeta "civilizzata" sappiamo ormai tutto.
Errore!

Cosa ne sa il nostro amico studioso di quello che succede in centro la domenica pomeriggio?
E' mai stato in un supermarket il sabato mattina?
Ha mai fatto un giro in un qualsiasi ufficio comunale?
Si è mai recato in un quartiere lontano da negozi Dolce&Gabbana, da locali trendy, da store molto cool eccetera eccetera?

Altrochè uomini della Papuasia, altrochè aborigeni australiani, altrochè indigeni della Terra del Fuoco!
A pochi passi da noi, senza troppi sbatti, senza vaccinazioni, e soprattutto senza rinunciare alla puntata dei Simpson del pomeriggio, possiamo usufruire dei più splendidi, magnifici esemplari di homo sapiens che nessun ricercatore ha mai pensato di studiare!

***

Lunedì mattina, un qualsiasi centro per le analisi del sangue.
Struttura molto grossa, convenzionata con la regione, garantisce qualche unità di efficienza in più rispetto all'ospedale pubblico.

Per l'accettazione c'è la solita coda con bigliettino numerato annesso. Mi avvicino alla macchinetta, premo il pulsantino corrispondente, prendo il biglietto, guardo il numero, alzo la testa e osservo il numero sul tabellone.
Solamente un "uno" di differenza.

E, subito dopo, due zeri.

Cerco di ingannare il tempo osservando la gente intorno a me, e qui arriviamo all'oggetto vero e proprio del post.

Innanzitutto, mi accorgo che questo non è un centro diagnostico. E' la succursale dell'ospizio "Riposo Sereno" di Carugate Sotto.
Se ci fosse un esperto dell'ISTAT, mi direbbe che l'età media è intorno ai settant'anni. Prima del mio arrivo era probabilmente sui settantacinque.

Rimango vicino alla macchinetta dei biglietti numerati e osservo la gente arrivare e prendere il numero.
A casa mia, questo compito può essere assolto con la seguente procedura:
- Osservare il cartellone con i numeri. Notare la presenza di una coda numerata.
- Cercare la macchina per i biglietti. Trovare la macchinetta.
- Guardare lo schermo con le varie tipologie di servizio. Confrontare con il servizio desiderato.
- Premere il pulsante corrispondente.
- Prendere il biglietto.

Stendiamo un velo pietoso sulle persone, giovani o vecchi che siano, che non interiorizzano la presenza di una coda ed evidentemente pensano che le centinaia di persone sedute stiano ad aspettare l'unico tizio che sta effettivamente facendo un prelievo (alla stessa maniera delle ragazze quando vanno in bagno), e concentriamoci sulla quarta operazione "Premere il pulsante corrispondente".

Nello schermo della macchinetta c'erano tre pulsanti per tre opzioni, supponiamo simili alle seguenti:
1) Prelievi e Analisi
2) Laparoscopia rettale a spirale
3) Radiazioni ionizzanti per carcinoma endocrino di Loy-Jorke

Il procedimento logico seguito da buona parte del campione NON è tuttavia quello sopra indicato, ossia individuare il servizio prescelto PRIMA e POI premere il pulsante.
No.

PRIMA si premono tutti i pulsanti a casaccio
POI vedo quello che mi va bene
NEL FRATTEMPO lascio i bigliettini inutili sullo schermo della macchinetta.

Vedo già l'applicazione di questa logica per le scorse elezioni: ad aprile l'80% degli italiani in realtà voleva votare compatto per il partito dei Liberali Monarchico-Repubblicani Trappisti per l'Italia, ma poi ha messo la x a casaccio ed è finita come sappiamo.

L'abbigliamento fa ovviamente pena (pescano a caso anche nel guardaroba?), specialmente quelle tristissime babbucce che una buona metà si ostina a portare ai piedi, ma sono reduce da giri in centro la domenica pomeriggio e ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi.

Dopo un bel po' di tempo (ovviamente il tizio davanti a te è sempre quello che non capisce / ha qualcosa da ridire / ha una richiesta particolarissima che fa passare l'operatore eoni al telefono con la direzione) finalmente arrivo nella magica saletta prelievi, e uno spettacolo a dir poco singolare mi si para innanzi: un nugolo di persone sta letteralmente riunito attorno a qualcosa.
Mi avvicino alla montagna umana e mi accorgo che al centro sta un bambino, all'incirca sui due-tre anni; attorno a lui, tutto il parentado fino ai cugini di diciottesima generazione gli sta parlando.

Il mio normal-sesto senso mi fa intuire che il piccolo è in procinto di fare il suo (primo?) prelievo del sangue.

Sembra parecchio frastornato, se non impaurito, e osserva la frotta di gente attorno come se stesse presenziando ad un sacrificio alla Dea Kalì con lui come portata principale.

Non si può biasimarlo: immaginate di avere due-tre anni e di stare beatamente giocando con le macchinine BBurago. Ad un certo punto arrivano mamma e papà, con il Sorriso delle Grandi Occasioni, detto anche "Tesoro, è ora di fare il Bagnetto", che ti distolgono dalle tue attività.
Nel mentre, arriva il nonno e la nonna con una confezione gigante di gelato "per il piccolo campione". Il nonno ti abbraccia un po' più forte del solito, la nonna sta sullo sfondo con uno sguardo misto compassione e apprensione.
E anche loro con quel dannato Sorriso delle Grandi Occasioni.

Nel mentre arrivano tutti i cugini, compreso il cugino Gualtiero, quello che non viene invitato nemmeno al pranzo di Natale perchè manifestamente antipatico.
Non stai capendo bene quello che sta succedendo; qualcuno si rivolge a te con un "Allora, Michelino, sei pronto?", altri dicono "Non ti preoccupare, andrà tutto bene", qualcuno sta zitto e simula malamente il Sorriso delle Grandi Occasioni.

Ovviamente tu non hai la minima idea di cosa stiano parlando.

Papà ti prende in braccio e ti dice "Dopo andiamo al negozio di giocattoli in fondo alla strada e prendi quello che vuoi, eh?". Circostanza sicuramente interessante per un bambino di tre anni, ma un poco sospettosa, visto che non è nè Natale, nè il tuo complanno, nè Pasqua, nè il tuo onomastico.

Salite in macchina, con parentado appresso come in un corteo nuziale, e vi ritrovate in uno strano edificio.
I Sorrisi delle Grandi Occasioni sono sempre più frequenti. Papà si asciuga la fronte con il fazzoletto, la mamma ti prende in braccio e ti da un bacio, il nonno cerca qualcosa di intelligente da dire.

E tu continui a non sapere un cazzo di quello che sta succedendo. Deve essere un qualcosa di importante. Qualcosa di speciale. Gelato, giocattoli, abbracci, sorrisi; un grosso premio, ma per cosa? Non è un bagnetto, non è l'ora di andare a nanna...

Questa la situazione quando mi trovavo nella sala prelievi.
Il bambino viene portato in uno dei cubicoli; i parenti si tirano botte da orbi per poter presenziare all'evento; il medico capisce la situazione e tira fuori l'arma segreta: la siringa a forma di pseudo-farfallina color verde pisello per distrarre il pargolo.
Purtroppo per lui, il dramma non poteva essere fermato. Non ora. Non così tardi.
Michelino è in braccio alla mamma e vicino al papà; entrambi bloccano saldamente le braccine, il medico si volta e, per la prima volta, Michelino lo vede.
Lo vede avvicinarsi sempre di più, mentre mamma e papà stanno fermi immobili, silenziosi, come sacerdoti atztechi in procinto di strappare il cuore alla loro vittima.
Un vocìo confuso dall'esterno. L'ago si avvicina sempre di più al braccino, sempre di più, sempre di più, sempre di più....

Michelino grida, grida a più non posso, grida come quando era uscito dalla pancia della mamma, il nonno parla, dice qualcosa "Michelino, guarda la farfallina, la farfallina, la farfallina...".
Michelino non sente, non sente le voci, non sente nulla, sa solo che ha paura, che vuole andare via. Piange, piange, anche quando non sente più l'ago nel braccio, anche quando la mamma lo prende in braccio e lo coccola: "Bravo, tesoro, bravo...". "Ci saranno altre volte come questa?" pensa Michelino "Voglio tornare a casa... casa, casa, casa....".


"Con i bambini piccoli è sempre così" mi dice il medico mentre mi disinfetta il braccio.