Come sapranno quei due lettori e tre quarti che mi leggono sin dagli albori di questo blog, guardare il Grande Fratello non è esattamente una esperienza piacevole per me, e solitamente vivo benissimo la mia vita senza sapere nulla di chi sia stato eliminato, di chi si sia scopato chi (o cosa), di chi abbia fatto le corna a chi e di chi abbia scazzato, litigato, triturato, ammazzato, lobotomizzato, maneggiato, atterrato, pasticciato chi, allegramente al di fuori del consorzio sociale.
Tuttavia, qualche giorno fa ho letto un post di Faina Incazzosa dove si perculava, a ragione, il tipo che appare nel video qui sopra. Per la salute dei vostro unico neurone che gioca a ping-pong solo soletto nella scatola cranica, vi assicuro che non è necessario guardarlo tutto, ma bastano pochi millisecondi per farsi un'idea.
Il tizio oggetto dello sbeffeggio collettivo è un maschio bianco di nome Maicol. Poveretto, con un nome così, aveva già il destino segnato sull'autostrada della demenza che porta dritta dritta al realiti sciou.
Maicol è anche gay. Dopo averlo sentito parlare, la cosa dovrebbe risultare ovvia, ma è proprio questa la cosa che mi sconvolge.
Facciamo un esempio pratico: il cuoco.
Se guardate su tutti i disegni dei bambini, su tutti i fumetti, in tutti i film, in tutte le televendite (ehi, Chef Tony, sto parlando di te), in tutti i libri di cucina, il cuoco-tipo, quello vero, quello veramente bravo, indossa sempre il famoso cappello bianco con quella specie di rigonfiamento alla cima.
Ora, in tutti i luoghi di ristorazione dove sono stato, non ho mai visto un affare del genere; ho visto grembiuli unti, camicie bianche, t-shirt con scritto "kiss the cook", pantaloni, jeans, scarpe, ciabatte, pelate, folte capigliature, anche qualche cappellino da baseball in qualche mensa di serie Z.
Ma niente cappello da cuoco.
Eppure lo stereotipo del cuoco, il cuoco-tipo, indossa sempre quel cappello, e non se ne separa mai, nemmeno per fare la doccia o andare a scalare l'Everest; d'altra parte, se vedessi uno cuoco vero con quel benedetto cappello, la cosa mi stupirebbe.
Il problema si manifesta in maniera speculare nel caso di Maicol.
Maicol è l'incarnazione del gay-tipo, non solo per la vocetta, ma anche per "lo stile eccentrico e colorato" e "gli accessori bizzarri e stravaganti" (da sito GF). Insomma, il classico tipo su cui i TG zoomano nel servizio sul Gay Pride.
Il problema è che io, a differenza di Faina, di amici omosessuali ne ho. E sono certo che se vedessero Maicol in azione gli farebbero fare il giro del mondo a forza di pedate nel posteriore.
Mi immagino già il paziente lavoro dei selezionatori che, una volta decisa la presenza di un omosessuale nel programma, si sono adoperati per scartare tutte le figure che si allontanavano troppo dal gay-tipo:
- Il prossimo.
- (forte accento lombardo, giacca e cravatta) Mi chiamo Claudio Fumagalli, ho trentacinque anni, vivo in provincia di Brescia assieme al mio compagno da sei anni e sono Direttore del Personale di una ditta di materie plastiche.
- Avanti un altro!
- (voce normale, maglietta e jeans) Mi chiamo Andrea Dalla Monica, ho ventitrè anni e sono studente di architettura a Perugia; sono appassionato di rugby e collaboro alle attività della sede Arcigay locale.
- Avanti un altro!
- (voce in falsetto, maglione stile Arlecchino con paillettes e pantaloni arancioni) Ciao! Sono Maicol Berti, ma tu puoi chiamarmi Miky; andare al GF è il mio sogno sin da picc...
- Dite a quelli fuori di tornare pure a casa, abbiamo trovato quello buono.
E così, non posso far altro che rivolgere la mia sincera ammirazione agli organizzatori del Grande Fratello. Perchè creare gli stereotipi è facile, è incarnarli, che è difficile.
La CIA sta provando su delle cavie l'efficacia delle nuove tecniche di tortura psicologica. Io, un mio amico e una bottiglia di Sambuca affrontiamo con coraggio l'esperimento: la visione della finale del Grande Fratello.
SCENA I - FANTASIA AL POTERE NEL MONDO MODERNO
Uscita Collezionista di Cazzi, a sbarrare la strada fra me e la porta di casa restano soltanto Anonima Cozze e Pesce Lesso.
La cosa che non riesco veramente a sopportare del format "reality" è la capacità di allungare il brodo presentando qualunque stronzata, qualsiasi cazzabubbola, come un evento eccezionale, a cui dedicare interminabili minuti di commenti, e commenti dei commenti, e commenti dei commenti dei commenti.
Tizio starnutisce? Come minimo avrà l'AIDS. Caio da un bacio a Sempronia? Si pensa già alla data delle nozze e la località della luna di miele. E' da ben due secondi e mezzo che Gualtiero non guarda il culo della procace figliola che gli sta di fianco? Finocchio al 110%.
Li capisco. D'altronde, quello che vende sciacquapalle da viaggio o bevande dietetichenergeticherizzauccelli al gusto guaranà e peperoncino ha bisogno di un altro stacco pubblicitario in cui infilarci il suo fantastico spot.
Sta di fatto che, invece di dire il nome del vincitore fra striscioni di polivinilcloruro al suono di "We are the champions" e lasciarci a migliori attività ludico-sociali, the show must go on e mi rassegno al mio destino.
Anonima Cozze viene portata nel parlatorio, consultorio, ambulatorio, confessionale, orinale, quel che l'è, perché c'è una grossa sorpresa in arrivo. Visto che si trattava di una "grossa" sorpresa e che la mia mente era ancora assorta nell'immagine di Collezionista di Cazzi, mi aspettavo qualcosa di, come dire, "priapico"; mi sbagliavo.
Sulla poltroncina c'è un cofanettino. Contrariamente ad ogni logica, banale previsione, il cofanettino in questione non è nè vuoto, nè contiene un gas asfissiante che ucciderà tutti i presenti nel giro di due minuti ma, sorpresa sorpresa, contiene un anello di fidanzamento, tipo quelli che il mitico Baffo vendeva su Telecupole starnazzando come un cappone, almeno prima di andare alla Fattoria a sgranare bestemmie (in ogni caso, gli animali c'entrano sempre).
Fuori dal confessionale, appare un pacco dono gigante di circa due metri per due.
Ora, fermatevi un attimo. Lo so, lo sento, lo spero con tutte le mie forze. Voi sapete già cosa c'è in quel pacco. VI PREGO! Ditemi che anche voi avete letto Topolino da piccoli e avete visto almeno un migliaio di volte che, dopo che Paperino devastava il salotto di Paperina nel tentativo di riparare la presa della corrente al suono di "Lascia fare a me, che queste sono cose da paperi" e i due si mandavano cordialmente a fanculo, sulla soglia di casa di Paperina compariva un pacchetto gigante con dentro Paperino con un mazzo di margheritine in mano, prese dal giardino del vicino mezzo secondo prima.
DITEMI che non avete esclamato di sorpresa (o commentato "Che tenero!" se siete donne) quando avete visto il tipo di Anonima Cozze rompere virilmente la scatola a cazzotti e uscire con l'espressione di quello che ha avuto la pensata del secolo. Anche solo per farmi contento, ma ditemelo. Fatemi credere che c'è ancora speranza per questo mondo.
SCENA II - SHALL WE DANCE?
Mi rendo improvvisamente conto che la mia resistenza, al pari del contenuto dell'amica bottiglia, sta praticamente finendo. Ormai abbiamo perso la cognizione dei bicchierini di Sambuca ingurgitati, anche perché il pallottoliere virtuale nell'area logico-cognitiva del nostro cervello trova difficoltà a contare fino a sei.
La mattanza cerebrale continua. E' il turno di Pesce Lesso. "E' mio! E' mio!" urla Dario Argento davanti allo schermo di casa sua; stava giusto cercando un Principe degli Zombie per il suo prossimo film.
"Oddio! Oddio!" penso io, non osando prevedere la prossima mossa di quel pervertito dello sceneggiatore.
Una figura misteriosa si pone davanti a lui; faccio appello alle forze celesti, a quelle infernali, all'Arcangelo Gabriele, a Belzebù, a Shiva, a Loki, al Gran Sacerdote Raeliano, all'OT-NumeroSarcazzo di Scientology che sia l'omino che deve annunciare il vincitore della serata e, contemporaneamente, porre fine alla mia passione, manco fossi in un film di Mel Gibson.
Invece no. E' una gnocca. Un attenta osservazione permette di identificarla come Anna Falchi. I miei amici mi svelano subito che Pesce Lesso è un suo fan e che desiderava incontrarla. Parte subito il totoscommesse sul compenso necessario per smuovere il culo falchesco dalle braccia (o meglio, mani) dell'amato... consorte; partono le prime ipotesi: ventimila euro, quarantamila, centomila.
Niente male, per una serata in pescheria.
Dopo aver eseguito una specie di spogliarello e suggellato desideri onanistici a tutti gli astanti, la Falchi prende le mani di Pesce Lesso e inizia quello che dovrebbe essere un ballo.
Ora, voi tutti sapete che ci sono certe cose che non sono concepite per certe attività. Usare un fiammifero per illuminare una santabarbara può comportare qualche rischio, mettere acido muriatico nella pistola ad acqua potrebbe seccare qualcheduno, saggiare la resistenza della copertina di un rarissimo libello del seicento sulle mascelle del vostro cane sembra sia sconsigliabile, riparare un aereo con del nastro adesivo potrebbe non soddisfare le aspettative dei passeggeri. Allo stesso modo, danzare con un manico di scopa non è il massimo del divertimento.
Voi direte: non la pagano per divertirsi, ma per far credere a Pasce Lesso di essere un figo della madonna; il venditore della suoneria della rana che rutta al ritmo di "Para bailar la bamba" non ha acquistato al prezzo di un suo rene lo spazio pubblicitario immediatamente successivo per migliorare le capacità ballerine dell'Anna, ma per imbambolare quanto basta il pubblico maschile in modo da convincerli a prendere il loro beneamato Nokia placcato oro Dolce&Gabbana e spendere due euro al picosecondo per poter mostrare agli amici la suoneria più trendy del momento.
Tuttavia, a distanza di giorni, mi chiedo ancora se, fra tutte le attività possibili e immaginabili, dalla partita a briscola chiamata al free-climbing degli studi Mediaset, abbiano scelto proprio il ballo consci che era l'attività che Pesce Lesso sapeva fare peggio. Pensavo che la Corrida fosse sull'altro canale.
"Versamene un altro goccio." "E' vuota."
SCENA III - EPILOGO
Un mio amico mi chiede il cellulare; sono troppo instupidito, non so se dall'alcool o dal programma, per chiedergli cosa vuol farne, ma fortunatamente lo sono anche da non distinguere il mio cellulare; gliene passo un altro. Più tardi scoprirò che voleva votare per il vincitore del Grande Fratello, ovviamente senza spendere soldi. Phew.
Pesce Lesso vince. I miei amicici ne hanno abbastanza. Non formulavo un "Alleluja" dai tempi della Cresima.
Tv spenta, il padrone di casa nonché mio compagno di brindisi a base di Sambuca fa appello ai frammenti di lucidità e compostezza rimasti e ci mette alla porta.
Mi avvio verso casa. Contrariamente ad ogni previsione ci arrivo sano, senza aver steso qualcuno con il mio alito che emana etanolo a livello sub-molecolare, e soprattutto con le mie gambe e non con quelle del barelliere del 118.
La notte non passa bene, sogno che il mio amico mi chiama e mi invita a vedere l'inizio del Grande Fratello 9: concorrenti un transessuale di cinquant'anni, una ragazza che sostiene di parlare con Gesù, un pluriomicida seriale che ha ottenuto di passare gli arresti domiciliari nella casa, un immigrato clandestino perché non sono razzisti, un trentenne esperto mondiale di petotecnica, il leader dei tamarri di Quarto Oggiaro, una dodicenne che vuole il premio per rifarsi le tette.
Mi sveglio di soprassalto, imperlato di sudore; se ci ho azzeccato, per favore fatemelo sapere.
Almeno la prossima volta sarò pronto. Con una buona scusa.
Premessa. Non sono solito pasteggiare a champagne e caviale. Non vivo relegato in un bunker a leggermi per la duemilionesima volta "La critica della ragion pura" di Kant. Il mio film preferito non è un bianco e nero in lingua originale del 1923 realizzato da un russo misconosciuto dal nome incomprensibile. L'unico rapporto che ho con i "salotti bene" è quando i custodi mi cacciano a pedate. Non ho il monocolo all'occhio, non parlo con la "v" al posto della "r" e non cammino con un bastone di mogano raffinatamente intagliato. Allora...
Perché quando dico che non ho mai visto più di cinque minuti del Grande Fratello la prima percezione che passa all'uditorio è che mi atteggi a intellettuale snob fuori dal mondo e non che lo ritenga interessante come una cacca di mucca secca sugli alpeggi?
SCENA I - FACEVO MEGLIO A SEGARMI I TESTICOLI
Serata con gli amici. In programma una partita a Risiko. Entro a casa del mio amico, pregustando con un ghigno la vicina mattanza di carrarmatini. Un nanosecondo dopo, lo stesso che quel pomeriggio mi aveva proposto "Dai, porta il risiko che ci facciamo una partita", ora spaparanzato sul divano con gli occhi impiantati sulla tele, mi apostrofa in tono distratto: "Butta via 'sta merda, che c'è la finale del Grande Fratello".
La mia massa cerebrale lancia un ululato che rimbomba nella calotta cranica. Uno scontro titanico ha luogo nella mia Psiche; il vincitore disporrà della mia prossima mossa. "VIA-DI-QUA!". Pensa Io. "Avrei dovuto guardare la guida TV". Penso io. "Ormai è troppo tardi per andarsene" Pensa Super Io, sbaragliando la concorrenza.
Dannata psicologia.
Mi accascio sul divano con la vitalità di uno zombie e cerco qualche genere di conforto. Una bottiglia di Sambuca mezza piena si para davanti a me, suscitando lo stesso effetto di una modella nuda ad un marinaio in viaggio da sei mesi al suo primo periodo di licenza. Vieni qui, bella.
Essendo ufficialmente agli arresti domiciliari, lancio per disperazione un'occhiata alla tv: sono rimasti tre concorrenti in gara.
La prima è una fighetta con un vestitino fashion rosa con cordini bianchi che svolazzano qua e là. Vengo subito a sapere che è fidanzata, si è accoppiata selvaggemente con un altro della casa, e che stava già di nascosto con un terzo prima ancora di iniziare; il Bicornuto, invitato in studio, sostiene che "lo fa solo per vincere ma poi ama me". Due copie esatte del K2 e dell'Everest attaccate al cranio fanno oscillare i riflettori attaccati al soffitto.
La seconda è una delle persone più insignificanti che abbia mai visto. Ed è pure brutta.
Il terzo ha la vitalità di un merluzzo alla griglia; un tatuaggio sul braccio destro tenta di dare una parvenza di figosità.
Prima eliminazione: con fare molto zen, probabilmente imitando una puntata di Dragon Ball, Pesce Lesso tiene le mani di Anonima Cozze e Collezionista di Cazzi in attesa del Giudizio Universale.
Collezionista di Cazzi viene eliminata; abbraccia Anonima Cozze con quel fare taaanto femminile del "Siamo amiche per la pelle ma se potessi ti infilerei nel tritacarne" ed esce di scena.
Io e il padrone di casa, anche lui non esattamente esaltato dallo spettacolo, ci scambiamo un'occhiata. Saltano fuori due bicchieri e iniziamo l'opera di travaso della bottiglia.
SCENA II - EHI, SAPEVATE CHE L'ACQUA E' BAGNATA?
Collezionista di Cazzi arriva in studio, dove la attende Cornificatore II, vestito come un pinguino e con una originalissima rosa rossa. Si sbaciucchiano per un quarto d'ora con un sottofondo di violini, mentre migliaia di voyeur del piccolo schermo si fanno di rasponi dall'eccitazione. Anche fuor di metafora.
"Cin-Cin"
Fa il mio compagno di sventure, buttando giù il suo terzo giro. Lo imito, distraendomi dallo spettacolo.
Collezionista di Cazzi, però, non può venir meno alla sua nomea: una volta che telecamere e pubblico si sono sentiti appagati dal romantico quadretto, se ne esce in tutta fretta verso... insomma, ci siamo capiti. Pinguino con Rosa resta fermo come un baccalà, con la stessa espressione del bambino a cui il bulletto del quartiere ha rubato il lecca-lecca.
Mezzo secondo dopo, con un sincronismo che farebbe impallidire un orologio atomico, tutto l'uditorio femminile esprime il proprio disappunto per la mancanza di happy end.
"Pooooveriiiinoooo!" Esclamano all'unisono decine di migliaia di individui, accomunati esclusivamente dal doppio cromosoma XX.
Subito dopo, in centinaia di salotti parte l'immancabile discussione, che coinvolge tutto il gentile pubblico: ha fatto bene? Ha fatto male? E' una stronza? Non lo è? Loamavaprimamaoranonloamapiù?
Da noi la discussione dura mezz'ora buona, con le ipotesi più disparate: se avessi detto che l'aveva lasciato perché aveva le mestruazioni forse avrei trovato qualcuno che avrebbe concordato.
Ma certo, restiamo a discutere ore e ore se lei si è comportata da troia o no, poi passiamo a vedere cosa succede se appoggio un fiammifero acceso sulla lingua o se faccio cadere un fermacarte da un chilo sui coglioni; farà male? Non farà male? Chissà. Qualcuno si offre volontario?
Sei ancora sveglio? Per riprenderti dallo shock potresti valutare questo post cliccando Ok oppure No. Scusa se non ti ringrazio, ma oggi è giorno di bucato.
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