martedì 11 maggio 2010

Ciao, bella gnocca!


Come già dimostrato in passato, questo blog ci sa fare con le intercettazioni. Perciò, pubblichiamo in esclusiva la telefonata del nostro amato leader Kim Il Silvio Berlusconi I alla cancelliera tedesca Angela Merkel, grazie alla quale il pacchetto salva-Euro è stato finalmente approvato!

Diventate Fan della telefonata anche su Facebook (come dicevano i mitici Cranberries "Everybody Else Is Doing It, So Why Can't We?")


(una di notte, Berlino)

- Silvio: Pronto? Angela?
- Angela: (voce impastata) Ach! Ki è ke rompe le palle a cuest ora?
- Silvio: Angela! Mia bella topolona! Come stai?
- Angela: Scheiße! Non ditemi ke è proprio lui...
- Silvio: Ma sì, Angela, sono proprio io, Silvio! Non ti ricordi di me? Abbiamo giocato a nascondino assieme a Trieste un paio d'anni fa!
- Angela: Certo ke mi ricordo! Ho speso sei mesi ti stipendio da psicanalista per rimuofere esperienza di sputtanamento su skala mondiale... tutti finiti in der cesso!
- Silvio: Ma dai, Angela, non fare la scontrosa, che ti viene una brutta voce!
- Angela: La prutta foce mi è fenuta perkè tu, maledetto italiano puzzone, sei fenuto a skocciarmi a cuest'ora dopo ke sono stata sei ciorni und sei notti sfeglia per kasino finanziario in Crecia a parlare kon Obama, Sarkozy und Papandreou senza konkludere un peato cazzo! E kome se non pastasse, ho perso pure le elezioni nel Reno-Westfalia!
- Silvio: Ma cara, se avessi seguito i miei amorevoli consigli te la saresti cavata benissimo! Non per vantarmi, ma sono il più grande esperto di elezioni nel Reno-Westfalia degli ultimi cinquecento anni!
- Angela: Kosa pretentevi ke facessi, ke mi festissi da Falchiria gritando "Un foto alla CDU, per un Valhalla migliore!" kome mi afevi suggerito?
- Silvio: Ma certo, Angela! Sarebbe stata una cosa simpaticissima, avresti fatto vedere che non sei la seriosona che tutti dicono ma che anche tu ti concedi un attimo di allegria!
- Angela: Lasciamo pertere! Si può sapere ke kosa fuoi?
- Silvio: Volevo appunto parlare della situazione Europea, volevo proporti la mia geniale soluzione...
- Angela: Ach! Fa pene, ho ankora cinque minuti prima della centocinquantaseiesima telefonata rituale di Obama ke mi kiede di muofere il kulo e risolfere cuesto casino; ma fai in fretta.
- Silvio: Sai Angela, non è che io ci abbia afferrato molto di questa faccenda: Tremonti non c'è, e quando ho chiamato Frattini mi ha spiegato che è tutta colpa di Emergency, ma non ha fatto a tempo a spiegarmi meglio perchè dal nosocomio hanno riattaccato il telefono. Però una cosa l'ho capita: in pratica abbiamo un prodotto che fa schifo e che il mercato non vuole!
- Angela: E allora?
- Silvio: E allora, Angela, ce l'abbiamo fatta! Un po' di spot in mondovisione di là, qualche velina sculettante di qua, un paio di servizi in cui diciamo che i bond greci lo fanno venire duro anche agli ultranovantenni e li piazzeremo persino in Groenlandia! Se permetti, assumerei io il controllo delle operaz...
- Angela: Halt! Cuarda ke io non sono una spettatrice del Tg cuattro! Se fuoi rifilare titoli spazzatura ai tuoi kompatrioti fa pure, ma io non intendo ciocarmi la carriera per dare adito alle tue sciokkezze!
- Silvio: Ma aspetta Angela, cribbio! Consentimi almeno di spiegarmi...
- Angela: Non c'è nulla da spiecare, Silvio, ed ora mi tispiace ma devo and... (squillo di telefono) Scheiße! Kuesto defe essere Obama!
- Silvio: Obama? Fammici parlare! Fammici parlare!
- Obama:  Hello, Angela? How are you?
- Angela: Uno skifo, crazie. Creto di indofinare il motifo della kiamata...
- Obama: Angela, ora che tu l'hai preso lo stesso in the ass alle elezioni in Westcomesichiama, vogliamo cercare di risolvere this fucking mess?
- Angela: Fa pene, fa pene... tanto peggio di kosì non può andare, sai ke sono pure al telefono con Silvio in questo momento?
- Obama: Goddamn! You mean, QUEL Silvio?
- Silvio: Hellò mai frend Obama! Auariù? Senti, non è che ti piacerebbe venire in Italia per fare quattro foto assieme, anche solo per una cena, una salamella dal lurido, un gelato al bar... A casa mia poi ci sono due gnocche abbronzate con due tet...
- Obama: Oh Silvio! IamterriblysorrybutIhavereallytogoIwouldliketotalklongerbutIhavetogobye!
- Silvio: Accidenti, ha riattaccato, e da quando ha cambiato numero nessuno mi vuole dare quello nuovo... mi toccherà arrangiarmi con Photoshop... Angela, sei ancora lì?
- Angela: Sì, Silvio, ma ormai abbiamo risolto il problema, possiamo salutarc...
- Silvio: Risolto? Ma è fantastico Angela! Vedi che a seguire i miei consigli le cose si mettono a posto!
- Angela: Ma io, feramente volevo tire io e Obam...
- Silvio: Certo, certo! Un magnifico lavoro di squadra, a cui io ho contribuito brillantemente! E ora scusami, ma devo proprio salutarti! (riattacca) Sveglia, Bondi! Chiama a rapporto Minzolini, Fede, Feltri, Belpietro, Brachino, tutti quanti! E subito! Ah, vedo già i titoli "Supersilvio salva l'economia"! Alla faccia di quei comunisti che dicono che non contiamo nulla all'estero!




venerdì 23 aprile 2010

Confessione di un blogger

Sì, lo so cosa vuoi dirmi.
Sì, è vero, così tanto tempo e nemmeno un post di due righe, un commento, uno smile.
Avrei potuto lasciare un biglietto, un messaggio "chiuso per ferie", giusto per lasciarti in serenità e non farti inquietare sulla mia sorte per tutto questo tempo.

Ma non farmi venire sensi di colpa per questo, non prenderlo come un problema nella nostra relazione, cerca di metterti nei miei panni.
Lo sai come è fatta la vita, ad un certo punto nella vita di una persona giunge il momento di mollare tutto e di andare alla ricerca del proprio io, della sua essenza interiore.
No, ma no, non ti sto prendendo per il culo, dico sul serio!

Lo sai, la nostra relazione stava andando completamente a escort, i miei post ti soddisfacevano come un intervento di D'Alema durante l'assemblea programmatica del PD. Tu non dicevi mai niente, quando io ti chiedevo com'era andata, tu rispondevi "bene", accennando un timido sorriso. Ed entrambi ci cullavamo nelle nostre dolci menzogne.

Ma non era vero, sapevamo tutti e due che non era vero.

Io, dietro la mia maschera di ipocrisia, ero disperato. Non sapevo come fare per risollevare una relazione che si avviava verso il suo declino.

Fino a quando non arrivò Lei.

No, non fraintendermi, Lei non è una sgualdrina qualunque che ho tenuto come amante per sopperire alla mia impotenza creativa. Lei è qualcosa di più.

Come potevo non seguirla, quando ha bussato alla mia porta e mi ha invitato ad andare da Lei, a casa sua? Tutto il mio io era in fibrillazione solo all'idea.

Così sono partito, e in questo periodo, lo ammetto, tu non eri al centro dei miei pensieri. Sono stato un egoista, lo so, a non farmi mai sentire. Ma se tu la conoscessi, capiresti perchè mi sono comportato così.

E ora che sono con Lei da un po' di tempo, sento che è arrivato il momento di ricominciare, di provare a vedere se la nostra storia può ripartire. Io ne sono convinto. Mi sento più ardito, più forte, più sicuro.

Tutto grazie a Lei.

Lei. La Regina.



sabato 23 gennaio 2010

Babbo Natale e il carico di idiozia per gli inservienti Mediaworld (I parte)




Premessa: io odio il Natale.

Odio l'atmosfera del "siamo tutti più buoni" mentre ci si dirige dall'arrotino ad affilare i coltelli per l'anno venturo.
Odio la gentaglia per bene che va in giro con il cagnolino incappottato a comprare la quotidiana scatola di Cioppi Bau Deluxe con riso al curry e salmone delle Antille e poi, vedendo il mendicante all'angolo della strada, gli allunga una moneta da 50 centesimi ("a Natale siamo tutti più buoni"), ripulendosi la coscienza per altre cinquecentosessantasettemila scatolette.
Odio i cinepanettoni e i relativi produttori, probabilmente gli unici  per cui appoggerei una sospensione permanente della Convenzione di Ginevra.
Odio dover fare regali di Natale a gente di cui non me ne frega un cazzo, non tanto per la spesa, ma perchè ritengo che i doni andrebbero fatti col cuore, a coloro a cui tieni davvero.
Se avessi una nutrita collezione di zie, cugini, cognati e compagnia bella, odierei anche il megagigabolico cenone a cui inevitabilmente partecipa il parente più stronzo dell'intera genia, la cui unica occupazione nei restanti 364 giorni è stata trovare il modo perfetto di apparire ancora più insopportabile dell'anno precedente. Evviva la famiglia ristretta!

Oltre a tutto questo, e direi che sarebbe già sufficiente, quest'anno si è aggiunto un ennesimo fattore, ossia il colossale livello di stupidità dei commessi di Mediaworld nel periodo natalizio.


Milano. Il countdown all'orgia di auguri mi ricorda che mancano ormai pochi giorni all'Armageddon.

Grazie a dodici sedute dallo psichiatra, due settimane di corsi di "meditazione tecno-buddista", quattro bottiglie di rum raffinatamente invecchiato in botti di legno di papaya e rutto libero per tutta la durata dell'operazione, nella mia mente si è magicamente formato ciò che le forze cosmiche mi impongono essere il regalo per l'ultima persona della lista.

Un magnifico box porta-cd blu a sessanta posti.

Ovviamente, se a Milano cerchi un qualcosa che abbia lontanamente a che fare con la tecnologia, il posto dove hai buone possibilità di trovarlo è Mediaworld, la patria degli smanettoni, il paradiso degli assatanati di musica rock, il Nirvana dei fan dell'HD eccetera eccetera eccetera; con in mente queste considerazioni, mi dirigo fiducioso verso il punto vendita di dimensioni elefantiache più vicino.

Mi accorgo che non è stata una buona idea: nel suddetto negozio la sezione distaccata del CERN sta tenendo un esperimento di astrofisica, volto a ricreare le condizioni iniziali del Big Bang; lo scopo è concentrare tutti gli atomi della popolazione milanese in un solo punto, e devo dire che gli sta riuscendo abbastanza bene.

Non avendo un machete con cui farmi strada tra il groviglio di braccia, gambe e altre appendici comunque poco utilizzate, tipo la testa, arranco faticosamente fra la marmaglia, tenendomi bene a distanza dalle zone dove il pericolo è maggiore (tipo il reparto telefonini).

Non avrei bisogno di chiedere a chicchessia, visto che conosco già il luogo dove il mio oggetto del desiderio è solitamente esposto; sfortunatamente però, è rimasta unicamente la copia espositiva, senza uno straccio di scatola in cui infilarla e avviarmi fischiettando alla cassa.

Dopo venticinquemila bracciate, approdo finalmente nel mitico "punto informazioni" più vicino, quello del reparto computer e assimilati.

Dopo una serie di esperienze presso Mediaworld, ho dedotto che tali luoghi hanno una specie di effetto magnetico inverso nei confronti dei simpatici omini vestiti di rosso che ti dovrebbero guidare, mano nella mano, nel processo di acquisto: che sia Natale, Pasqua o un giorno qualunque dell'anno, quel punto sarà sempre inevitabilmente vuoto, e in caso contrario, il malcapitato inserviente che si trova a passare di lì viene subito preso d'assalto da una turba di seguaci del consumismo più estremo.

Ripetendo un mantra zen insegnatomi da un monaco buddista durante la coda al casello di Milano Certosa alle 8.30 del mattino, aspetto pazientemente l'appartizione mistica dell'incaricato, e in secundis il mio lento avanzamento nella classifica dell'"adesso serviamo".

Senza tanti giri di parole, il simpatico giovanotto mi dice che la classe merceologica del mio regalo è di competenza del reparto hi-fi. Bestemmiando in uiguro mi reco all'altro punto informazioni, utilizzando una chitarra elettrica per farmi largo tra la folla a mazzate.

Miracolosamente, nel punto hi-fi trovo non uno, ma due inservienti che chiaccherano beatamente, ignari della carneficina in svolgimento attorno a loro; alla mia supplichevole richiesta di aiuto adducono una serie di imprecisate "mansioni" da compiere e scappano via.

Di solito non me la sento di infierire sulla categoria, visto che probabilmente Mamma Mediaworld ha infilato loro una tuta rossa e con la promessa di due olive denocciolate al mese di stipendio li ha scaraventati nei suoi punti vendita senza dargli una chiara spiegazione di cosa si supponeva facessero.
Il punto di rottura, però, in questo momento è molto vicino.

A salvare in corner la situazione arriva un terzo commesso che gentilmente mi chiede di cosa abbia bisogno; mentalmente promettendo alla Madonna di accendere un cero di sei metri nel Duomo, spiego la mia richiesta.

"Certamente, controllo subito se abbiamo qualche scorta!" esclama il cortese giovanotto, armeggiando con un software che mi ricorda i tempi del mio primo computer Olivetti, quando la parola windows valeva solo come traduzione per "finestre".

"Sono rimasti 10 pezzi", risponde dopo la delicata operazione, "vado a prendertelo". Olè, penso, anche quest'anno ce la siamo cavata senza soffrire troppo.

Ovviamente parlavo troppo presto.

Tempo una dozzina di minuti, e il commesso torna con l'aria sconsolata.

"Mi.. mi dispiace, non riesco a trovarlo."

Che cosa si può rispondere ad una simile ammissione di impotenza? In quel mentre avrei voluto tirar fuori un discorso del tipo: "Gentile signore, per come si è messa la situazione, io vedo solo tre ipotesi; o il magazziniere è un cercopiteco ammaestrato e ha collocato i prodotti alla cazzo di cane, o lei (e i suoi colleghi) formate un cervello in dieci, o entrambe le cose. Ad ogni modo, che razza di utilità ha un sistema di archiviazione che indica le cose quando non ci sono?"

Ma mentre le mie labbra assumevano la posizione a stantuffo della "G", nella mia mente si è materializzato il pensiero delle due olive denocciolate; il serbatoio empatico si riempe ancora una volta, per oggi niente sfuriata.

"G....razie lo stesso." Mormoro avviandomi sconsolato verso l'uscita.


Vi risparmierò le annose fatiche fra Mondadori Megastore, Euronics e assimilati alla ricerca del magico artefatto; diciamo che a metà della giornata capisco che esiste solo un posto dove posso trovare il mio oggetto del desiderio.

Bestemmiando tra i denti prendo macchina e faccio rotta verso sud di Milano. Verso Tamarrolandia.

(Continua)

Nota a margine: questo post sarebbe dovuto essere pubblicato subito dopo Natale, ovviamente. Menate varie ne hanno impedito la scrittura fino ad ora: prendetelo come un regalo, se vi fa schifo riciclatelo pure che non lo cambio.



venerdì 18 dicembre 2009

Sì, anche tu puoi essere un genio incompreso!



Lo spunto mi è venuto leggendo questo meraviglioso resoconto di Diego Cajelli (qui e qui).

Cajelli, per chi non lo sapesse, è uno sceneggiatore di fumetti e uno scrittore, un professionista con diversi anni di lavoro alle spalle.
E' quindi logico che, come accade a tutte le persone che acquisiscono una certa esperienza nel loro ramo, si facciano avanti al suo cospetto i cosiddetti esordienti, gente che vorrebbe entrare nel settore e che perciò chiede consigli a chi ci lavora già con successo.
E' comprensibile, succede per una marea di categorie, dai medici agli avvocati, dai cuochi agli attori (ebbene sì, anche a quelli dei set porno).

Il problema è che il mondo dell'editoria / dei fumetti è completamente diverso da gli altri fronti professionali sopracitati, per tutta una serie di motivi.

Innanzitutto è appurato, tramite rapporti del Censis, ricerche di mercato, interviste telefoniche e sondaggi porta a porta, che quasi il cinquanta per cento degli italiani, messo di fronte a un libro, ha la stessa reazione di un uomo di Neanderthal infilato di soppiatto nel CERN di Ginevra.
Per questo quasi-cinquanta-per-cento, il libro è un oggetto mistico, lontano retaggio dei tempi della scuola, un criptico artefatto evidentemente riservato ad una ristretta cerchia di eletti, un po' come i primi cristiani che avevano adottato il simbolo del pesce per rappresentare Cristo ed evitare di essere nominati dalle autorità romane per un ben poco entusiasmante reality show di cinque minuti in una arena con dodici leoni.

L'altro poco-più-del-cinquanta-per-cento, invece, legge lo spasmodico ammontare di almeno un libro all'anno (ullallà); in pratica, se hai comprato la lavastoviglie nuova e hai preso due giorni di ferie per 1) capire dove, nel mastodontico manuale di istruzioni in diciottomila lingue, si trova la parte in italiano; 2) leggere lo stramaledetto suddetto manuale e capire dove si trova la altrettanto stramaledetta funzione a pieno carico, insomma, se hai eseguito queste due semplici operazioni, beh, congratulazioni!, sei appena diventato un lettore!

A fronte di questi entusiasmantissimi dati, abbiamo gli aspiranti scrittori. Ora, il senso economico di mia nonna mi dice che a fronte di non abbondante domanda, non abbondante dovrebbe essere l'offerta.
Al contrario, da quanto mi riferiscono alcuni miei amici che lavorano in case editrici, queste ultime sono perennemente sommersi di manoscritti, file pdf di dieci terabyte l'uno, antologie cartonate e rilegate con capolettera miniati in oro, preziosi saggi con copertina di pelle di coccodrillo.
In pratica, il numero di aspiranti scrittori è paragonabile solo a quello delle future sculettatrici a Striscia la Notizia e dei tronisti palestrati spacciatori di nulla nel salotto televisivo della De Filippi.

Nel romanzo "La cura del Gorilla" di Sandrone Dazieri c'è un personaggio di nome Raffaele, che fa il caporedattore in una casa editrice; gli arrivano almeno dieci manoscritti di esordienti al giorno, uno peggio dell'altro, e lui leggendoli stila una classifica dei loro autori classificandoli in pazzi, molto pazzi e pazzi pericolosi (in quest'ultima categoria trova posto anche l'ideatore dell'investigatore vampiro).
Il terrore più profondo di Raffaele è il seguente:
Da qualche tempo ho il medesimo incubo. Sogno che venga la guerra nucleare, e che per un miracolo di tutto quello che è stato scritto nel mondo si salvino solo queste schifezze. I nostri discendenti penserebbero che questa era letteratura, invece che merda, merda e merda.
E fin qui siamo ad un fenomeno noto. Non a caso, visto che in Italia scarseggiamo di santi autentici e che  persino i navigatori stanno scemando, era logico che i poeti (o aspiranti tali) in qualche modo compensassero.

Prima di leggere il resoconto di Cajelli, tuttavia, io pensavo che questi esordienti si accostassero all'affermato professionista con una certa umiltà e un qualsivoglia desiderio di imparare qualcosa. Magari ossessivi, spesso rompicoglioni, ma almeno con una certa dose di rispetto e anche un pizzico di soggezione per chi quel mestiere lo fa da anni.

Invece no.
Il povero Dante, se fosse vissuto ai giorni nostri, si sarebbe senza dubbio trovato molto perplesso di fronte ad una turba di signori nessuno che proponevano correzioni, aggiunte, tagli alla Divina Commedia.
"Carino, ma un po' troppo lungo, specialmente la parte del Paradiso, così barbosa..."
"Che volgarità quel Barbariccia che scoreggia!"
"Notevole, senza dubbio. Certo, se nel XVIII canto del Purgatorio avessi aggiunto queste mie milleduecento sestine...."

Ed ecco quindi che sono arrivato a formulare non una, ma ben due conclusioni fondamentali riguardanti lo sterminato mondo degli aspiranti scrittori: 

Legge del criticismo letterario inverso: 
Data un'opera X, l'ammontare di suggerimenti non richiesti, di critiche distruttive nonchè imbecilli, e di altri commenti che hanno l'inequivocabile significato di "io l'avrei scritto meglio", è inversamente proporzionale all'effettiva capacità di realizzare un lavoro migliore di X. 

Teorema della persecuzione editoriale disproporzionale: 
L'effettivo talento di un aspirante scrittore è inversamente proporzionale al numero di porte in faccia ricevute dalle case editrici, elevato per il numero di occasioni in cui il suddetto esordiente ha avuto modo di lamentarsi del trattamento subito e/o ribadire il proprio incommensurabile genio letterario.

Tutto questo nel paese in cui appena il cinquanta per cento della popolazione legge almeno un libro all'anno.

Staranno tutti leggendo il proprio.




lunedì 14 dicembre 2009

Quante lettere devo cambiare a "Duomo" per arrivare a "Reichstag"?




Per la seconda volta consecutiva, mi riduco a postare pseudo-freddure del cavolo che non fanno ridere nessuno; almeno Spinoza non ha (ancora) pubblicato nulla e perciò non ho ansia da prestazione, che in questo caso è come fare a gara di chi ce l'ha più lungo con un Sudanese.

Finiti i miei impegni personali, alla faccia di chi pensa che non abbia un tubo da fare, tornerò su questi schermi con un classico post lungo sui fan di Fabrizio Corona o sul Natale. O entrambi.

Nel frattempo, leggendo i seguenti commentini al discorso di SuperSilvio a Milano, ricordatevi del motto di questo blog: se non fa ridere, almeno gli stitici mi ringrazieranno.

P.S. L'immagine non c'entra assolutamente un cazzo.


"Non dovete credere alle fabbriche del fango, dell'invidia, dell'odio"
Molto meglio le feltriane fabbriche di merda.

"Stiamo uscendo bene dalla crisi, meglio di altri paesi europei"
Albania, Islanda, Bielorussia, Macedonia...

"La sinistra è ancora fortemente impregnata nei principi del marxismo"
Fatelo sapere alla compagna Bindi.

"Vorreste trasformare l'Italia in una piazza urlante, che inveisce, che insulta, che condanna... vergogna, VERGOGNA, VERGOGNA!"
A quanto pare, ci sono riusciti benissimo.

"Abbiamo arrestato il numero Due e numero Tre delle organizzazioni mafiose"
L'Uno è sul palco.

Per quanto riguarda l'aggressione con statuetta da parte di Massimo Tartaglia, Berlusconi nonostante tutto può considerarsi fortunato: nel '33 almeno il Reichstag se l'erano dovuto incendiare da soli. 
Altri tempi, senza souvenirs del Duomo di Milano nelle bancarelle e, soprattutto, senza idioti con libero accesso su Facebook.


P.S. Spinoza ha pubblicato. Vado ad impiccarmi con la catena del water.





martedì 1 dicembre 2009

Notizie dal mondo: croci a posteriori





  • La Lega propone di aggiungere la croce sulla bandiera italiana. E poi pulircisi il culo.
  • Gli Svizzeri dicono no ai minareti e sì al commercio di armi. Buone notizie per la bilancia commerciale:  oltre i razzisti da esportazione, abbiamo evidentemente anche i cretini da esportazione.
  • Il poetico killer delle mani mozze afferma di essersi convertito all'Islam. Manca solo che si tinga di nero e copii qualche frase di Fini per fare l'en plein in simpatia percepita dal Paese.
  • Il sindaco di Cocquio Trevisago è però sollevato: "l'assassino non è uno di noi, abita a nove chilometri da qui". Anche da me quelli del civico 7 sono dei poco di buono.
  • Intensa missione diplomatica di Berlusconi: prima dal sovrano Adbullah in Arabia Saudita, poi da Lukashenko in Bielorussia. Gli manca solo Kim Jong-il, Than Shwe, Kabila e Mugabe per completare la raccolta di figurine.
  • A dire il vero, mancherebbe anche Castro, ma Silvio ha fatto sapere che da lui non ci andrà: è comunista.
  • Alla sbarra l'ultimo aguzzino nazista. Per farlo durare fino alla fine del processo il tribunale tedesco ha predisposto l'ibernazione.




domenica 22 novembre 2009

Dai un calcio alla droga. E all'entusiasmo





In attesa dei misteriosi segreti del computer della Brendona, che tanto quello vero se lo sono portato via e l'unica cosa di compromettente sono i filmati di Gasparri che guarda i Teletubbies, ecco a voi una intercettazione che mostra i retroscena di un video azzeccatissimo sulla droga; nel senso che chi lo guarda si deve fare una pera per non tagliarsi le vene dalla depressione.


- E daje...
- No, nun ce pensa' proprio, lasciame stà...
- E daje, ma che te costa, dico io...
- E' che nun lo vojo fa', e basta. Me fa' sentì cojone.
- Ma nun ce pensi che faresti un opera bbona?
- Ma che te stai a di'? Nun dirmi che ce credi sur serio a 'sta minchioneria der sociale...
- Parli facile te, che nun te sei mai trovato duegentomila seguaci der Moige sotto l'ufficio...
- Ma quando t'è successo?
- Era quanno lavoravo per la televisione, e avevo messo in programmazione ir film dei du'cauboi froci sur la prima serata.
- Embè?
- Sono arrevati 'sti battajoni de scalmanati con dei crogefissi de tre metri, e hanno comincia' a spacca' tutto, li mortacci loro. E me hanno fatto recita' la parte der protagonista der film. Quello passivo.
- Famme capì, sono gli stessi che stanno a pensa' che se faccio la comparsa in tivvu e dico du' cojonate, i ggiovani la piantano de drogarsi?
- Sì.
- Nun m'importa, domani faccio finta de infortunarmi, me ne vado a Sciarm e Sceicc, e ggià che ce sono finisco ir secondo libro mio de barzellette.
- Nun hai capito. Guarda fori de la finestra.
- Ah, li mortacci, son loro, con i crogifissi! Ma nun avevi detto tre, de metri?
- Devono essere annati a un trepperdue, perchè ora so' de cinque. Comunque nun ciai scelta, lo capisci o none?
- Vabbene, ma che devo di' in questo firm, che io so' 'na capra a recita'...
- Ma devi di' quarche frasetta cojona der tipo "la droga te spegne" oppure "stanotte dì sì alla vita"...
- "Dai un carcio alla droga" po' anna' bene?
- Va bbene, va bbene, ma c'hai da dirlo anche agli amici tuoi, e metterci entusiasmo quanno lo dici, senno' se vede che nun te ne frega un cazzo.
- Occhei, ma fà allontare sti scalmanati, che alla verginità anale ce tengo, nun so se me spiego.
- Vabbene, però me raccomando, entusiasmo, eh?
- Tutto l'entusiasmo del monno, tranquillo.








giovedì 19 novembre 2009

Recensione: Pioggia di demoni - Dampyr 116




Pioggia di demoni
Dampyr N. 116

Novembre 2009


Soggetto e sceneggiatura:
Mauro Boselli

Disegni:
Luca Rossi








Sinossi
Un bambino trascorre la sua fanciullezza in un allegrissimo orfanotrofio, dove impara a sezionare cervelli, a non chinarsi per raccogliere saponette durante la doccia e a resistere ai terribili esperimenti a cui è sottoposto, fra cui mangiare cereali all'uranio impoverito e guardare la puntata quotidiana di Amici senza poter prendere a calci il televisore dopo cinque secondi.

Nonostante la lieta esperienza, decide di scappare la volta che il direttore gli ebbe ciulato tutte le sue copie di Topolino e di GQ, lasciandolo solo con i suoi onanistici pensieri. Fortunatamente, nella prima classe di una carrozza Trenitalia, si siede sul pagliericcio accanto al cugino scapestrato di Diabolik, che gli offre il suo campionario da vendere in giro.

Il tizio diventa così venditore di parafulmini, ma si accorge presto che non riuscirà mai a guadagnarci una lira, visto che, conciati come sono, sembrano usciti dal Giudizio Universale di Hieronymus Bosch. Intuendo che con un simile orrore in casa, qualunque fulmine di buon gusto ridurrebbe qualsiasi edificio in cenere, decide di tornare dal suo orfanotrofio abbandonato per raderlo al suolo definitivamente.
Nel frattempo, giusto per compiere un po' di distruzione insensata, regala i parafulmini in giro, compiendo così un'opera buona, visto che i beneficiari saranno un fratello e una sorella impegnati in un rapporto incestuoso, un vecchio porcone con sette mogli (le quali, non essendo lui Richard Gere, sono dei catorci ambulanti frigidi tranne un paio), un albergatore che non si faceva mai i cazzi suoi e un elettore della Lega.

Arrivato nell'orfanotrofio, si confronta con l'ormai centenario direttore: lo scontro sembra volgere al peggio, ma il nostro riesce ad avere la meglio mostrando al vegliardo la bolletta della luce (mai pagata) dell'orfanotrofio, che grazie all'assiduo uso dell'elettroshock per 36 ore al giorno aveva ormai superato il debito pubblico italiano.


Se vi state chiedendo cosa facesse Harlan, il protagonista, la risposta è: niente, occupato com'era a respingere le velate proposte indecenti di una zittellona incallita, che sarà pure ringiovanita grazie ad un incantesimo vudù, ma sempre zittellona rimane.


La lezione di vita  
In un fumetto horror, quando qualcuno sfodera un sorriso a centoventisei denti, non lo fa perchè è felice. Corri da un esorcista.


Disclaimer per le anime semplici: Ovviamente quella che avete letto non è la vera trama del fumetto, ma solo una libera interpretazione personale attraverso le lenti della mia mente bacata. Se non l'avevate capito, andate anche voi a togliere parafulmini durante un temporale.




domenica 15 novembre 2009

Il cappello del cuoco, ovvero incarnare gli stereotipi




Come sapranno quei due lettori e tre quarti che mi leggono sin dagli albori di questo blog, guardare il Grande Fratello non è esattamente una esperienza piacevole per me, e solitamente vivo benissimo la mia vita senza sapere nulla di chi sia stato eliminato, di chi si sia scopato chi (o cosa), di chi abbia fatto le corna a chi e di chi abbia scazzato, litigato, triturato, ammazzato, lobotomizzato, maneggiato, atterrato, pasticciato chi, allegramente al di fuori del consorzio sociale.

Tuttavia, qualche giorno fa ho letto un post di Faina Incazzosa dove si perculava, a ragione, il tipo che appare nel video qui sopra. Per la salute dei vostro unico neurone che gioca a ping-pong solo soletto nella scatola cranica, vi assicuro che non è necessario guardarlo tutto, ma bastano pochi millisecondi per farsi un'idea.

Il tizio oggetto dello sbeffeggio collettivo è un maschio bianco di nome Maicol. Poveretto, con un nome così, aveva già il destino segnato sull'autostrada della demenza che porta dritta dritta al realiti sciou.

Maicol è anche gay. Dopo averlo sentito parlare, la cosa dovrebbe risultare ovvia, ma è proprio questa la cosa che mi sconvolge.


Facciamo un esempio pratico: il cuoco.
Se guardate su tutti i disegni dei bambini, su tutti i fumetti, in tutti i film, in tutte le televendite (ehi, Chef Tony, sto parlando di te), in tutti i libri di cucina, il cuoco-tipo, quello vero, quello veramente bravo, indossa sempre il famoso cappello bianco con quella specie di rigonfiamento alla cima.

Ora, in tutti i luoghi di ristorazione dove sono stato, non ho mai visto un affare del genere; ho visto grembiuli unti, camicie bianche, t-shirt con scritto "kiss the cook", pantaloni, jeans, scarpe, ciabatte, pelate, folte capigliature, anche qualche cappellino da baseball in qualche mensa di serie Z.
Ma niente cappello da cuoco.

Eppure lo stereotipo del cuoco, il cuoco-tipo, indossa sempre quel cappello, e non se ne separa mai, nemmeno per fare la doccia o andare a scalare l'Everest; d'altra parte, se vedessi uno cuoco vero con quel benedetto cappello, la cosa mi stupirebbe.


Il problema si manifesta in maniera speculare nel caso di Maicol.
Maicol è l'incarnazione del gay-tipo, non solo per la vocetta, ma anche per "lo stile eccentrico e colorato" e "gli accessori bizzarri e stravaganti" (da sito GF). Insomma, il classico tipo su cui i TG zoomano nel servizio sul Gay Pride.

Il problema è che io, a differenza di Faina, di amici omosessuali ne ho. E sono certo che se vedessero Maicol in azione gli farebbero fare il giro del mondo a forza di pedate nel posteriore.

Mi immagino già il paziente lavoro dei selezionatori che, una volta decisa la presenza di un omosessuale nel programma, si sono adoperati per scartare tutte le figure che si allontanavano troppo dal gay-tipo:

- Il prossimo.
- (forte accento lombardo, giacca e cravatta) Mi chiamo Claudio Fumagalli, ho trentacinque anni, vivo in provincia di Brescia assieme al mio compagno da sei anni e sono Direttore del Personale di una ditta di materie plastiche.
- Avanti un altro!
- (voce normale, maglietta e jeans) Mi chiamo Andrea Dalla Monica, ho ventitrè anni e sono studente di architettura a Perugia; sono appassionato di rugby e collaboro alle attività della sede Arcigay locale.
- Avanti un altro!
- (voce in falsetto, maglione stile Arlecchino con paillettes e pantaloni arancioni) Ciao! Sono Maicol Berti, ma tu puoi chiamarmi Miky; andare al GF è il mio sogno sin da picc...
- Dite a quelli fuori di tornare pure a casa, abbiamo trovato quello buono.


E così, non posso far altro che rivolgere la mia sincera ammirazione agli organizzatori del Grande Fratello. Perchè creare gli stereotipi è facile, è incarnarli, che è difficile.




giovedì 12 novembre 2009

Errata Corrige: Elezioni e indicazioni





Nonostante le accuse per concorso esterno in associazione mafiosa, Nicola Cosentino non si ritira dalla corsa per la Regione Campania: "La mia candidatura non nasce dal nulla, ma è espressione dell'intera Campania. Qualsiasi scelta diversa dovrà tenere conto delle indicazioni del territorio"


Quelle dei Casalesi, semmai.




martedì 10 novembre 2009

Il complotto di Topo Gigio, ovvero: il mondo cospira contro di me




Abbiamo le Torri Gemelle che si sono distrutte da sole con micro-cariche nucleari nelle fondamenta, mentre un missile camuffato da aereo di linea colpiva il Pentagono, il tutto ordito dal Nuovo Ordine Mondiale giudaico-massonico-marxista-leninista.

Abbiamo quelli che sostenengono che le scie di condensazioni degli aerei fossero in realtà scie chimiche, con lo scopo di disperdere le nuvole pioggerellose dalla megavilla sarda di Silvio o di infettarci tutti con un supervirus che fa venire a chi ne è colpito una irrefrenabile voglia di tonno (complotto ordito dalla Rio Mare, ovviamente).

Abbiamo avuto quelli che sostenevano che non siamo mai andati sulla Luna. Uso il passato perchè ora sono presumibilmente tutti all'ospedale, ridotti a più miti consigli.

Fino a qualche mese fa, tuttavia, il fiorente mercato dei libri sulle verità che governi, multinazionali e boy scout ci stanno nascondendo era in forte difficoltà: non solo per la crisi, che si sa, quando manca la pagnotta i soldi per informarsi sono sempre pochi, ma anche per la forte concorrenza, il che rende difficile decidere se vogliamo credere che l'11 settembre fosse stato organizzato dall'immancabile Mossad oppure dal controspionaggio saturniano.

Fortunatamente per i teorici del complotto, è spuntata l'influenza suina, che è certo abbia ucciso una famiglia di scoiattoli rachitici, uno zebù con problemi di deambulazione e una coppia di rane asmatiche.

E' stata una botta di culo ancora più grande che l'influenza porcellina sia stata seguita dal relativo vaccino.

Ora, noi sappiamo tutti che i vaccini fanno male. Anzi, malissimo.

Le malattie infettive più comuni, come la rosolia, la varicella e compagnia bella non sono mai esistite, e sono solo una invenzione delle case farmaceutiche per vendere i loro medicamenti che chissà cosa servono in realtà; le notizie di morti di morbillo in Africa, promulgate da cattivissime istituzioni coinvolte nel complotto, come questa, sono false, perchè come dice la sciura Pina del piano di sopra, "quei negri che abitano lì chissà cosa mangiano".

Ovviamente, stesso discorso vale per l'H1N1. Approfondite ricerche della durata di cinque secondi e mezzo compiute dal mio blog complottista preferito hanno riportato che il vaccino attualmente in uso contiene:
  • Squalene, pericoloso composto usato dal Pentagono negli anni '50, con lo scopo di far spuntare pinne, branchie e denti squarciatutto alla squadra sommozzatori della Marina Americana.
  • Mercurio, che non serve a niente, se non ad indurre la sindrome della termometrite, che spinge a misurarsi la febbre ogni cinque minuti; tutto a beneficio della Pic e simili.
  • Monossido di Diidrogeno, uno dei principali componenti delle piogge acide e, se inalato anche in piccole quantità, può portare a morte certa, come si può vedere qui.
Fortunatamente, in nostro aiuto arriva l'Esimo Emerito Dott. Prof. Ciarl.* Roberto Gava, alfiere della salvezza del pianeta e paladino della crociata antivaccini. Al suono di "Vaccino pericoloso, influenza innocua" il nostro si lancia all'attacco del perfido Topo Gigio e delle case farmaceutiche cattivone che ci vogliono infettare tutti.
Già arriva il primo risultato della titanica battaglia: l'estratto conto del Dott. Prof. Ciarl.*  ha un bel segno più questo mese.

Per non parlare della nostra guest star, il mitico David Icke, che fra una invettiva contro gli ebrei e le scoperte del complotto dei rettiliani (non sono lucertole, sono creature aliene camuffate da esseri umani), ha avuto anche tempo per buttarsi a capofitto in questa nuova, appassionante battaglia.
Speriamo dalla finestra.


P.S. Per chi, leggendo le paranoie di qualche invasato convinto che pure il centro anziani sotto casa lo voglia avvelenare, plagiare, ipnotizzare o controllare, si è preso un po' di legittima caghetta, consiglio di leggersi le note della Organizzazione Mondiale della Sanità sul vaccino dell'h1n1. Ah, ma che stupido, l'OMS è alleata di Topo Gigio!


* Ciarl. sta per "ciarliero", capito? So cosa stavate pensando, che volessi dire CIARLATANO, ma non è così, non volevo assolutamente dire CIARLATANO, chiaro?



lunedì 9 novembre 2009

Memo: Prioritario rivedere strategia marketing

C'è veramente qualcosa che non va nella mia strategia di marketing del blog, considerato che la pagina dei fan di Balle Virtuali è ferma da giorni a sei (a cinque, se escludiamo il sottoscritto), nonostante sia pubblicizzata qui.

D'altra parte, il mio account di Edward Blake / Il Comico su Facebook, con cui mi sono iscritto a qualche gruppo e nulla più, ha già ottenuto diciotto richieste di amicizia da parte di perfetti sconosciuti, per una media di una/due al giorno.

Uno tsunami di spam a senso unico sta per sommergerli. Poveretti.



giovedì 5 novembre 2009

Stare vicini alla ggente, ovvero: le frontiere della truffa nel Terzo Millennio



Internet, tanto tempo fa, era un luogo meraviglioso per i pubblicitari truffatori in cerca di polli da spennare.

Attirare l'ignaro visitatore in un sito porno, di pettegolezzi televisivi o di previsioni del tempo era un gioco da ragazzi, e da lì partiva la pacchia: nel migliore dei casi l'utonto veniva bersagliato da undicimila popup che pubblicizzavano i prodotti più disparati, dall'allungauccello elettrico alla collezione di settemila faccine tridimensionali che scorreggiavano quando qualcuno ci passava il mouse sopra.

Per chi poi voleva fare il salto di qualità, c'erano anche allegri programmini, chiamati dialer, che cambiavano il numero della tua connessione telefonica da quello della Telecom a quello di una simpatica azienda con sede a Tuvalu.

Sfortunatamente, però, un giorno qualche rompiscatole inventò l'Adsl, non rendendo più necessaria la composizione del suddetto numerino.
Altrettanto sfortunatamente, un tizio di nome Panda Rosso ebbe l'intuizione di aggiungere un blocca pop-up integrato nel browser, e l'esempio venne imitato a ruota.

Restavano i simpatici bannerini di stile Windows che proponevano avvisi allarmanti del tipo: "Il tuo computer ha un virus!! Vuoi eliminarlo?" oppure "Processo di autodistruzione in corso, clicca qui per fermare il conto alla rovescia"; ma ben presto la gente si abituò anche a quelli.

Qualcuno, più furbo degli altri, capì che bisognava attirare la gente con qualcosa di divertente, un gioco. Così, grazie a Macromedia Flash, spuntarono dappertutto bannerini con giochini scemi, tradotti in italiano da uno scimpanzè analfabeta, che potevano consistere in vari obiettivi ("mangia più banane dell'altra scimmietta" o "piscia più a lungo del tuo amico") i quali però richiedevano tutti che il malcapitato cliccasse a più non posso su quel dannato bannerino e venisse portato in un sito di suonerie o vaccate del genere.

I soliti rompicoglioni inventarano anche delle applicazioni per cancellare, per sempre e con un solo click, tutti i bannerini indesiderati. I pubblicitari di internet indirono immediatamente una riunione segreta per vedere il da farsi.

Dopo ore e ore di discussioni senza arrivare a niente, uno di loro ebbe l'idea geniale:
- Ascoltate, fino ad ora abbiamo sbagliato tutto, abbiamo cercato di imporre dall'alto, con sotterfugi vari, il nostro prodotto ai clienti, invece di convincerli che è davvero ciò che fa al caso loro.
- Starai scherzando. A chi vuoi che interessi veramente un abbonamento settimanale alla suoneria del gatto Virgola a due euro al minuto o un software craccato pieno di spyware che si trova gratis su emule?
- A nessuno, chiaramente. Ma se potessimo presentare una testimonianza di un "cliente soddisfatto"...
- Lo fanno tutte le televendite, e lo sai anche tu che sono persone che hanno pagato con una vacanza ad Acapulco. Sarebbe questa la nuova intuizione?

- No, il nostro "cliente soddisfatto" è uno che non viene presentato da noi, è un normale utente della rete che ha provato il prodotto e ne parla. Sai qual è il maggior mezzo di comunicazione delle persone, oggigiorno?

Il primo esperimento di questa brillante idea è blogdilucio.com

Lucio è un blogger, uno di noi, uno che sta vicino alla ggente e sa quali sono i loro desideri, le loro aspirazioni.

Lucio sa che un fisico scultoreo interessa molto i maschietti, specialmente quelli convinti che in tal modo riusciranno ad attirare più gnocca.

Lucio tuttavia sa anche che la gente non ha voglia manco per il cazzo di sudare in una palestra tutti i santi giorni e bombarsi di creatina.

Lucio ha provato un prodotto straordinario, il corrispettivo della Santissima Trinità per i culturisti, con il nome strafigo e americanissimo di Terminator Workout, il che compensa il fatto che uno dei prodotti nel pacchetto abbia il non rassicurante nome di Colon Cleanse (che non so voi, ma a me fa pensare subito a quel gioioso esame che prende il nome di colonoscopia).

Essendo così straordinariamente soddisfatto del proprio acquisto, Lucio ne parla nel suo blog, a tu per tu con altri bloggers, fornendo link al sito dove si può comperare il fantastico prodotto, e ha un sacco di commentatori che condividono le sue analisi. Insomma, una pubblicità dal basso, fatta dalla gente per la gente, senza fastidiosi intermediari.

E' quasi un peccato, quindi, scoprire che Lucio in realtà non esiste, che il "blog" è composto da un solo post e che i commenti sono stati "bloccati", guarda caso, per via dello spam.

Se uno si prende la briga di guardare un po' più in giù, troverà infatti il seguente disclaimer:

Condizioni generali
Prima dell' acquisto, si raccomanda di leggere attentamente le condizioni di acquisto e di accettarle espressamente..


Traduzione: Avremmo volentieri fatto a meno di pubblicare questa roba, ma qualche fesso pieno di soldi che abbiamo truffato potrebbe farci causa, perciò ci dobbiamo parare il culo.

Tutte le immagini sono state selezionate ed importate da siti pubblici e sono da considerarsi di pubblico dominio. Pertanto la pubblicazione delle immagini rientra nei nostri diritti, in base al U.S Copyright Fair Use Act (title 17, U.S. Code.). 

Traduzione:  Abbiamo preso immagini di palestrati a casaccio, facendo finta che siano messi così per merito nostro. Sappi che non ti daremo un soldo per l'allegro sfruttamento della tua immagine, e se hai qualcosa da ridire, vieni a trovarci negli Stati Uniti.

La storia illustrata in questo sito ed il suo protagonista sono fittizi. Questa storia è basata sui risultati raggiunti da alcune persone che hanno tratto beneficio dall' uso di questi prodotti. 

Traduzione: Se sei stato così fesso da credere che una sola cosa di questo sito potesse essere vera, lo sei abbastanza anche per comprare il nostro prodotto. Il beneficio di cui stiamo parlando è nostro e del nostro conto in banca.

I risultati riportati nella storia sono puramente esemplificativi e potrebbero non essere gli stessi raggiunti da voi stessi mediante l' uso di questi prodotti. 

Traduzione: Se non fai attività fisica, non dimagrirai, nè "scolpirai i tuoi addominali", sappilo. Se invece la fai, e ottieni qualche risultato, sarà merito di qualunque cosa tranne che del nostro prodotto.

La remunerazione di questo sito deriva dal numero dei click o dal diretto acquisto dei prodotti offerti.

Traduzione: Lucio non esiste, il blog non esiste, i commenti non esistono, i muscoli in cinque secondi non esistono; le uniche cose reali sono i polli come te, questa trappola per allocchi e il nostro conto in banca. Adesso fila a comprare un po' di nostre porcherie, così possiamo tenere in piedi questo sito e truffare altri babbei del tuo stampo.

P.S. Per una analisi seria e documentata sul sito in questione, provate da Bob Spammit o da Tyrexionibus.
   





sabato 31 ottobre 2009

Democrazia Del Basso



(Questa è la Del Basso. La protuberanza a sinistra si chiama Demo, quella a destra Crazia)


Ciclicamente capita di osservare che all'interno di una comunità sociale vada di moda un particolare oggetto o canzone, che puntualmente dopo pochi anni finisce nel tritarifiuti per fare spazio alla prossima geniale trovata dell'esperto di marketing di turno: ieri i bambini giocavano con quello sgorbio giallo dei Pokemon che ha creato una intera generazione di idioti saltellanti al suono di pika-pikaciù, oggi vanno di moda i Gormiti (il tizio che ha inventato il fantastico nome si trova nella sala torture della Giochi Preziosi); ieri i discotecari morti di figa si facevano di ecstasy al suono di Asereje, oggi non lo so, ma deve fare parecchio schifo lo stesso, visto che le mie casse si sono liquefatte alle prime due note.

Il fenomeno non poteva ovviamente restare limitato a mocciosi e tamarri da discoteca, perciò si è esteso a tutta la popolazione, e quel che è peggio, si è esteso a quegli ambiti che occupano una importanza fondamentale nella società, come la politica, la cultura e la gnocca.

Invece di parlare del terzo argomento (dai, oggidì tutti sanno cos'è Youporn), preferisco ripiegare sulla nuova moda sociopolitica che sta spopolando in questi ultimi anni: la Democrazia Del Basso.

(Sì, forse Youporn era più interessante, ma ormai è troppo tardi per tirarsi indietro, e inoltre il Nuovo Ordine Mondiale mi paga per questo.)

La Democrazia Del Basso è chiaramente ispirata dalla pettoruta partecipante al Grande Fratello, ma per problemi di copyright gli ideatori ne cambiarono il nome in Democrazia dal basso; i forzaitalioti pensarono fosse un omaggio a Silvio (anche se stigmatizzarono l'allusione all'altezza), tutti gli altri ritennero, a torto o a ragione, che fosse un'allusione a quella parte anatomica femminile che si trova sotto l'ombelico (no, non sono le ginocchia). 

Il vero Democratico Del Basso (DDB d'ora in poi), ha le idee molto chiare sulla società, che riassume in pochi, semplici punti:

1) L'unico politico buono è quello morto. Alcuni psicologi si sono basati su dati statistici per asserire che tale affermazione si basa su una latente sindrome di necrofilia.

2) Chiunque è in grado di fare qualsiasi cosa, da gestire la centrale nucleare piazzata sotto il culo che rischia di fare bum ogni due nanosecondi, a risolvere l'equazione a diciottomila incognite che ha fatto regredire i matematici che hanno tentato di risolverla al rango di uno scimpanzè.
Basta non essere condannati in via definitiva.

Il DDB non si riunisce in un luogo fisico, ma su internet; questo perchè la rete è libera e perchè affittare una sede puzza troppo di politica; in realtà i soldi per la sezione erano già stati raccolti, ma sono stati tutti spesi nella grande sbronza organizzata per festeggiarne l'apertura.

Come in ogni movimento organizzato che si rispetti, i DDB sono suddivisi in una scala gerarchica, ma che è comprensibile solo agli adepti: ogni DDB infatti ha l'obbligo di tenere un blog, e i gradi corrispondono ai bannerini presenti nella barra laterale. Un DDB con il solo banner del free blogger è probabilmente un soldato semplice; chi ha anche il "salva il tuo conto corrente che hai dimenticato persino che esista e che la banca si sta mangiando a poco a poco dallo stato" e il "non paghiamo il canone rai e il conto del calzolaio" è probabilmente un sergente maggiore o un capitano; chi azzarda anche il "salviamo le foche monache dall'uomo cattivo e puzzone" è senza dubbio una della Guide Spirituali della comunità.

Per il resto, generalmente i blog degli adepti funzionano da cassa di risonanza del pensiero della Guida Suprema: la velina di saggezza quotidiana va copiata e incollata, mentre i commenti che non si limitino a "grandissimo!", "perfettamente d'accordo" o "faje il culo" sono riservati ai DDB di rango più elevato, che possono anche pubblicare altri post che siano in armonia con il pensiero della Guida Suprema.

I DDB sono molto conosciuti all'interno della rete. I moderatori di forum e siti di opinione provano un sacro terrore alla loro vista, in quanto sanno che se sono in pausa pranzo e non fanno a tempo ad approvare i loro commenti entro due picosecondi dalla loro stesura, nel giro di un minuto verranno sommersi da quattrocentododicimila e-mail di protesta che gridano alla censura (più qualche migliaio di chiamate telefoniche sul cellulare, complice un DDB che ha scovato chissà dove il loro numero).  La situazione si risolve di solito nell'arco delle 72 ore, quando finalmente, destreggiandosi tra telefonate minatorie e e-mail di insulti, riescono ad approvare tutti i commenti rimasti in coda. A quel punto, i DDB segnano un punto a loro favore sul tabellone e si abbandonano ad entusiastiche esclamazioni al suono di "la rete trionfa!".

Essendo i blog dei DDB formalmente pubblici, è possibile che per argomenti di interesse generale (vedi caso Biowashball) qualche utente esterno osi esprimere un commento di approvazione non sufficientemente entusiastico, se non apertamente critico. Poichè il DDB è stato soggetto ad una operazione che gli impedisce di interiorizzare il concetto di "critica motivata", il suddetto esterno viene bollato come (in ordine di gravità):

- Agente venusiano in incognito con il compito di soggiogare tutti i terrestri e trasformare il nostro azzurro pianeta in una miniera di sale a cielo aperto.
- Commentatore prezzolato afferente a una delle seguenti istituzioni (a seconda del contesto): Nuovo Ordine Mondiale, CIA, FBI, multinazionali, partiti politici, Chiesa, Mediaset, RAI e circolo bocciofilo di Carugate Sotto.
- Asservito ai partiti, di qualunque tipo, genere e specie. Rientra in questa categoria chiunque abbia espresso il proprio voto negli ultimi vent'anni (fosse anche l'assemblea di condominio) e non abbia rotto i coglioni agli scrutatori chiedendo che fosse messo a verbale l'annullamento della scheda a mo' di protesta.
- Rimbambito da visione di, nell'ordine: TG di regime, Porta a Porta, Grande Fratello, Buona Domenica. Segue l'immancabile invito a "spegnere la tv" e a "informarsi" (allegando di solito quindicimila link al sito della Guida Suprema).

In ogni caso, a prescindere dall'argomento del post, ogni commentatore non estremamente critico nei confronti delle istituzioni (consiglio di zona compreso) viene bollato in una di queste categorie.

L'invettiva contro il bersaglio di turno viene rincarata dallo sbeffeggio, frutto degli anni di frequentazione dell'asilo e, in età adulta, della visione del Bagaglino: un politico/rappresentante delle istituzioni/intellettuale di due metri e venti in carrozzina sarà ribattezzato rotopertica; uno basso che fuma sei pacchetti di Marlboro al giorno, tappo a smog.

Può capitare, infine, che i DDB, una volta accortisi dell'esistenza di un mondo reale al di là della rete, si rendano movimento politico. Il programma di solito presenta una serie di punti, fra cui comunemente spiccano i seguenti:
- Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
- Sussidio di disoccupazione garantito
- Copertura dell'intero Paese con la banda larga
- Eliminazione degli inceneritori
- Un milione di posti di lavoro
- Più figa per tutti
- Volemose bene

E, in fondo, il nome Democrazia Del Basso viene da questo: ha un paio di solidi argomenti, ma ricorda che, stringi, stringi, alla fine stai toccando solo silicone.


Postfazione quasi seria: Il desiderio impellente di scrivere un post sulla Democrazia Del Basso c'era da tempo, ma la decisione definitiva è sopravvenuta quando ho partecipato al presidio di Milano del 3 ottobre sulla libertà di informazione. Gli organizzatori, che con tanta buona volontà hanno preparato l'evento, avevano allestito un piccolo esperimento "dal basso" per ribadire la libertà di pensiero e di opinione: chiunque avesse qualcosa da dire era libero di salire sul palco e prendere la parola.
Probabilmente non si aspettavano che, dopo una serie di interventi "normali", un tizio iniziasse a lanciare strali contro il Corriere della Sera, reo di non fare scrivere un genio  incompreso come lui, a lamentarsi dello Stato cattivo e puzzone, e dei tribunali che non gli davano ascolto (aveva una quindicina di cause condominiali sul groppone. Poveri vicini!). 
Non ce l'ho fatta a resistere, me ne sono andato col morale sotto le scarpe. Se questa è la democrazia dal basso, datemi un ascensore, per favore.




mercoledì 28 ottobre 2009

Indovina indovinello




Secondo Gilioli e altre fonti giornalistiche, fra gli habituè dei giri marraziani ci sarebbero anche due pezzi da novanta, uno proveniente dal PD e l'altro dal PDL.

Dell'esponente del PD sappiamo che è un ex-ministro sposato, ma la cosa finisce qui. Peccato. Magari era uno che aveva fatto qualche dichiarazione contro la prostituzione o sui valori della famiglia. Chissà.

Per quanto riguarda l'esponente del PDL abbiamo più elementi, e quindi possiamo indire un simpatico quizzone, con ben 3 (tre) aiutini dalla regia.

  • E' un ex-ministro.
  • Proviene dall'area AN.
  • In questi giorni ha ululato a gran voce per le dimissioni di Marrazzo.
Il vincitore potrà prenotare un intervento completo a Casablanca; e se proprio non ci arrivate, gli amici di Mastellatiodio hanno una ipotesi affidabile. Solo un'ipotesi, eh!



martedì 27 ottobre 2009

Recensione: La leggenda del vecchio ponte - Dampyr speciale 5


La leggenda del vecchio ponte
Dampyr speciale n. 5

Ottobre 2009

Soggetto e sceneggiatura:
Mauro Boselli

Disegni:
Fabio Bartolini 







Sinossi
Il padre di Kurjak, noto ubriacone, sta male: inavvertitamente, infatti, ha bevuto da una bottiglia d'acqua sul tavolo credendo che fosse grappa, ed ora è vittima di una grave intossicazione.
Nell'estremo tentativo di salvare il genitore, Kurjak lo porterà sul vecchio ponte di Mostar, dove il padre anni prima aveva vinto una importante gara di resistenza, che consisteva nel bere più chupito possibile per poi buttarsi nel fiume: il delirium tremens gli aveva fatto vedere l'angelo protettore del ponte (aveva visto anche Angelina Jolie nuda, ma vabbè).

Fatta tappa nel paese natale di Harlan, il Dampyr incontra le sue zie, che lo avevano abbandonato in tenera età per darsi alla prostituzione a Bruges; occupandosi ora di smercio di stupefacenti, Harlan ne approfitta di fare il pieno di LSD, ricordandosi dei bei tempi di quando girava nei villaggi della Yugoslavia a fare il family banker.

Purtroppo Nergal, il più importante spacciatore della comunità infernale, vuole mantenere il Dampyr sotto la dipendenza delle sue droghe, perciò propina ad Harlan tutta la roba più pesante che ha a disposizione, il cui effetto è fargli credere di partecipare alla nuova edizione del Grande Fratello. Sarà una lotta contro il tempo per le tre zie, che devono assolutamente sconfiggere Nergal e salvare così il loro giro d'affari.


La lezione di vita  
Se vuoi disfarti di qualcuno, il pianto funebre va relegato a dopo la dissoluzione del corpo e non viceversa. Specialmente se i parenti sono le tre Parche e sanno fare i nodi.


Disclaimer per le anime semplici: Ovviamente quella che avete letto non è la vera trama del fumetto, ma solo una libera interpretazione personale attraverso le lenti della mia mente bacata. Se non l'avevate capito, buttatevi anche voi dal ponte di Mostar.




lunedì 26 ottobre 2009

Notizie dal mondo: PD in trans-ito



  • So long, Marrazzo. In televisione andava a caccia di pacchi, in politica non era cambiato molto, evidentemente.
  • Un consiglio per i dirigenti del PD: il prossimo candidato alla regione Lazio, che vada pure a trans, ma, per l'amor del cielo, fate attenzione al cognome!
  • C'è chi denuncia brogli a sfavore di Marino nelle primarie del PD: sulla rete, infatti, la maggioranza era con lui. Beh, se gli utenti internet fossero un campione rappresentativo degli italiani, Berlusconi riceverebbe al massimo 2 voti (ma governerebbe lo stesso, visto che l'affluenza alle urne sarebbe dello 0,0005%) e Grillo sarebbe eletto padre della patria e dittatore supremo della nazione.
  • Rutelli minaccia di lasciare il PD. Alla faccia dei disfattisti, ecco il primo successo delle primarie.





giovedì 22 ottobre 2009

Gli stupidi non vincono mai


(Foto: Concorrente del gioco dei pacchi mentre rifiuta un'offerta di 100.000 euro)

A parte un paio di abitanti del sistema di Alpha Centauri (ma su questo ho qualche dubbio), credo che tutti gli esseri senzienti di questo universo siano coscenti dell'esistenza di un programma che si chiama "Affari tuoi" (d'ora in poi, soprannominato "il gioco dei pacchi").

Il gioco dei pacchi, a volerlo descrivere in due qualche riga, si svolge secondo la seguente modalità: dopo che il concorrente ha raccontato la sua triste storia (di solito un pluridisoccupato che vive sotto i ponti da quarant'anni, o una diciottenne che vuole il premio per farsi un lifting alle tette), deve procedere ad aprire vari pacchi, dove sono contenuti i premi che lui non vincerà, e a alla fine apre il suo pacco, quello col suo premio; ogni tanto l'azzeccagarbugli della trasmissione offre una somma certa al concorrente in cambio del suo pacco (fra parentesi, visto che alla RAI non sono fessi, tale offerta è sempre molto, ma molto inferiore al valore atteso dei pacchi ancora a disposizione).

Come è facile capire, il contributo dello spettatore è estremamente limitato, con l'indubbio vantaggio che anche individui dalla capacità intellettuale del capo ultras della curva sud di San Siro possono partecipare al gioco; non è necessario far parte dei mitici campioni di enigmistica o sapere cosa aveva mangiato a pranzo Gandhi il 14 febbraio 1956 (per chi non lo sapesse, la sua reincarnazione aveva consumato un happy meal al McDonalds di Rapid City). L'unico effettivo margine d'azione del partecipante non dettato dal potere del proprio posteriore, è decidere se accettare o meno la benedetta offerta del leguleio.

Bene, io non potrei mai partecipare ad un gioco così.

Mai.

Se non altro perchè chiuderebbe dopo due serate.

Alla prima offerta, infatti, solitamente una somma che supera i 10.000 euro, io avrei accettato senza pensarci due volte, preso la vincita e sarei ritornato ben felice a casa, consapevole di aver guadagnato Xmila cocuzze solamente per fare un po' il coglione, cosa che generalmente faccio gratis.
Durata media della puntata: tre minuti e ventotto secondi. Un tempo che non permette nemmeno lo stacchetto pubblicitario della suoneria con la rana che rutta al ritmo di "Para bailar la bamba" (di cui avevo parlato anche qui).

Fortunatamente il partecipante medio non la pensa come me, e punta al megapremione di cinquecentomilaeuriingettonidoro. E qui arriviamo all'episodio di vita vissuta vero e proprio.

Partecipante di sesso femminile, giovane, incinta, con fidanzato e genitori al seguito. Vuole il premio per comprarsi la casetta piccolina in Canadà e coronare il suo sogno d'amore. Di per sè la motivazione è nobile, ma è raccontata in maniera così stucchevole e melensa che faccio il pieno di antiemetici per continuare a guardare. La situazione non è allieviata dal fatto che quell'idiota del rumorista approfitta della gravidanza della concorrente per far risuonare nell'aere ogni due per tre dei vagiti registrati (ah. ah. ah.); forse quand'ero all'asilo mi avrebbe fatto ridere.

Quando guardo il gioco dei pacchi capisco, dalle decisioni del concorrente, se voglio tifare per la supermegavincita e per il vissero tutti felici e contenti, oppure per i venti centesimi e lo sfascio familiare al suono di "io te l'avevo detto di accettare l'offerta, brutta stronza", così mi metto ad osservare meglio l'andamento della situazione.

La tipa all'inizio ha fortuna: nei pacchi che apre ci sono tutti valori bassi; le vincite da Xmila euro sono ancora sul piatto. Telefona Azzeccagarbugli, offrendo 36.000 eurelli in cambio del pacco.
Beninteso, io avrei preso e sarei andato a casa, la giocatrice continua. Va bene, le probabilità sono ancora a suo favore. Alle urla di incitamento per la coraggiosa decisione non si unisce la madre, che pensa alla dentiera nuova placcata oro che avrebbe potuto comperarsi con la vincita.

Ovviamente uno può avere culo, ma non per sempre: se ne va via qualche vincita grossa, 100.000 euro, 75.000 euro.
Conseguentemente, Azzeccagarbugli abbassa l'offerta, ma non di molto: 30.000 euro. In gioco ci sono sette premi minori o uguali a 30.000 euro e quattro maggiori.

Io comincio a pensare, pensare intensamente, per mandare alla concorrente un messaggio telepatico di questo tipo: "Forza cretina - accetta l'offerta -  non farti fottere - non farti fottere - non farti fottere - una possibilità su sette contro una su quattro - non si può sbagliare - non pensare al tuo stupido sogno del tuo nido d'amore, pensa ai 30.000 verdoni che ti aspettano senza che tu debba muovere un dito - devi solo pronunciare una parola, e cioè..."


"Continuo!" Esclama l'idiota in un tripudio generale. Il fidanzato e il padre gioiscono; la madre, i cui geni evidentemente sono, ahimè, recessivi, prende il fazzoletto e saluta per sempre i soldi che prendono il volo.

Inutile specificare che la tipa in questione alla fine ha vinto 50 euro e la lettera al Presidente della Repubblica è già stata spedita. Gli stupidi non vincono mai.



lunedì 19 ottobre 2009

Dr. Tremonti & Mr. Threemounts





Mr. Threemounts diceva:
[...] abbiamo applicato la flessibilità nel mercato del lavoro attraverso i nuovi modelli contrattuali. (31 gennaio 2009)
Elementi di flessibilità nei rapporti di lavoro sono fondamentali (17 marzo 2002)


Dr. Tremonti dice:
Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia (19 ottobre 2009)


Mr. Threemounts dirà:
Cambiare un lavoro ogni due settimane guadagnando duecento euro al mese è la soluzione vincente per chi si affaccia sui mercati moderni. Non scordatevi la vaselina. (4 aprile 2015)

Sequestrategli la pozione, per cortesia.



venerdì 16 ottobre 2009

Giudici e stravaganze




Chissà che sarebbe successo se i signori di Canale 5 avessero filmato me, mentre andavo dal barbiere...



....beh, probabilmente sarei già in manicomio.